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Il potere del linguaggio per consolare e guarire

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Al fine di accelerare il processo di guarigione possiamo utilizzare anche il  linguaggio come uno strumento, vediamo come. Qualcosa di drammatico che accade all’improvviso, può mettere una persona in uno stato in cui diventa particolarmente suscettibile al proprio dialogo interno e a quello con gli altri. Parole abilmente selezionate e dette in un particolare momento e con un tono di voce corretto, sia da noi stessi che dagli altri, hanno il potere di promuovere e accelerare il processo di guarigione. Potrai applicare questo principio a prescindere dal tipo di trauma che hai vissuto.

Tutti noi abbiamo sperimentato nella nostra vita quanto possa essere facile mettere a proprio agio o creare tensione attraverso le parole. Queste possono trasformare un’esperienza ordinaria in una romantica, alzare o abbassare la pressione sanguigna e portare risate e gioia o, al contrario, dolore, dispiacere e lacrime.

Ecco una lista per potersi orientare nella scelta delle parole in modo saggio. È importante usare un tono di voce tranquillo, dolce ma fermo.

Vediamo come procedere:

Se dobbiamo aiutare un bambino, dobbiamo raccontargli quanto accaduto con un linguaggio semplice e onesto che è in grado di capire.

Ad esempio, dopo una caduta che gli ha procurato una ferita che sanguina abbondantemente, potremmo semplicemente dire “questa caduta ti ha colto di sorpresa, vero? Quel piccolo taglietto sta sanguinando. Puliamolo bene. Ora gli poggerò un panno bagnato per farlo smettere di sanguinare e questo ti farà stare meglio. Poi potrai scegliere un cerotto del tuo colore preferito. So cosa fare e vedrai che tra poco non ti farà più male. Mi puoi aiutare a metterlo se vuoi” (oppure a un bambino più grande si può chiedere di mettersi il cerotto da solo).

Poi, dopo che ci siamo occupati dell’immediatezza della ferita, andiamo alla ricerca di segnali fisici come il colorito pallido, i palmi delle mani sudati, difficoltà a ingoiare e occhi spalancati. Il bambino è ancora probabilmente sotto shock, quindi è meglio farlo sedere o sdraiare. Potremmo dirgli qualcosa del tipo “la parte più difficile è passata, la tua ferita sta già guarendo. Ma, amore, sembri ancora un po’ spaventato. Adesso papà (o mamma) starà qui con te fin quando questa sensazione non sarà passata. Non trattenerti se ti viene da piangere, ci sono io con te così dopo potremo inventare una storia divertente o fare un disegno su quello che è accaduto e mostrarlo poi a mamma (o papà).

Riferimenti

  • Levine, P.A., Kline, M. (2008). Trauma-proofing your kids. North Atlantic Books
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