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Il trauma nella teoria dell’attaccamento

Secondo la teoria dell’attaccamento, le esperienze traumatiche vissute durante l’infanzia, soprattutto quando derivano da maltrattamenti, trascuratezza o paura legata ai propri genitori o figure di riferimento, possono influenzare profondamente il modo in cui una persona impara a relazionarsi con sé stessa e con gli altri.

Fin dai primi anni di vita, ogni bambino costruisce un’immagine interiore di sé e del mondo basata sulle esperienze ripetute con il caregiver (il genitore o chi si prende cura di lui). Queste immagini vengono chiamate “modelli operativi interni”: sono come mappe invisibili che ci aiutano a capire se possiamo sentirci amati, al sicuro e degni di attenzione.

Quando il caregiver è presente, attento e risponde con sensibilità ai bisogni del bambino, si sviluppa un attaccamento sicuro: il bambino cresce con la sensazione di poter contare su qualcuno e di valere. Al contrario, se le risposte del genitore sono incoerenti, assenti o imprevedibili, possono formarsi attaccamenti insicuri, che portano a strategie di protezione meno stabili, basate sull’ansia o sull’evitamento del contatto emotivo.

Nei casi in cui il caregiver stesso rappresenta una fonte di paura, ad esempio quando è maltrattante, minaccioso o emotivamente spaventato, si sviluppa un attaccamento disorganizzato. In questa situazione il bambino si trova in un conflitto: la persona da cui dipende per sentirsi al sicuro è anche quella che gli fa paura. Questo crea confusione profonda, perdita di fiducia e difficoltà nel regolare le emozioni.

Con il tempo, queste prime esperienze possono influenzare la vita adulta. Chi ha vissuto traumi relazionali precoci può incontrare maggiori difficoltà nel costruire legami sicuri, nel fidarsi degli altri o nel sentirsi stabile interiormente. In alcuni casi, possono emergere anche sintomi dissociativi, come la sensazione di distacco da sé o dalla realtà, specialmente quando nuove esperienze traumatiche riattivano vecchie ferite.

Non tutti gli studiosi sono pienamente d’accordo su quanto l’attaccamento disorganizzato debba essere considerato un “trauma” in sé, ma molti concordano sul fatto che la mancanza di sintonizzazione emotiva da parte del caregiver, cioè il sentirsi non visti, non compresi o ignorati, possa essere vissuta dal bambino come un trauma prolungato.

Come afferma Bessel van der Kolk, uno dei principali esperti di trauma:

“Per comprendere davvero le ferite psicologiche, dobbiamo guardare alla complessa interazione tra lo sviluppo emotivo e lo stress traumatico.”

 

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