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ACCEPTANCE & COMMITMENT THERAPY

L’Acceptance & Commitment Therapy è una terapia basata sulla Mindfulness che aiuta ogni persona che ne abbia bisogno a entrare in relazione con la sofferenza e lo stress in modo graduale e delicato, utilizzando i principi dell’accettazione non giudicante e della consapevolezza, e garantendo la costruzione di un contatto soave, rinnovato e vivido con la quotidianità.
L’Acceptance & Commitment Therapy (Terapia basata sull’Accettazione e sull’Impegno – ACT), sviluppata da Steven Hayes e collaboratori, può diventare parte integrante della TCC per il trauma proprio in virtù del suo approccio Mindful. L’ACT, infatti, consente ai sopravvissuti di cambiare la propria relazione con i pensieri che alimentano il dolore e con le emozioni fiaccanti che ne conseguono. L’obiettivo, quindi, non è tanto la riduzione dei sintomi o la modifica del contenuto dei pensieri correlati al trauma, quanto il cambiamento profondo della relazione che abbiamo con essi (pensieri disfunzionali ed emozioni negative).
Se volessimo riassumere il costrutto teorico alla base dell’ACT, lo si potrebbe sintetizzare con le seguenti parole: imparare ad accettare tutto ciò che sfugge al controllo personale del singolo e, contemporaneamente, non rinunciare a migliorare la qualità della vita, impegnandosi a fare tutto quanto sia possibile. Molte persone che sono state vittime di un trauma sperimentano una difficoltà patente e progressiva di procedere nell’esistenza con serenità, quasi fosse impossibile riconnettersi a ciò che si era e si faceva con gioia e interesse prima dell’evento traumatico. L’ACT definisce tale condizione come “inflessibilità psicologica”. Essa, di fatto, rende faticoso partecipare alla vita, incontrare nuove esperienze, condividere attività piacevoli, ristoratrici e significative per il nostro benessere e ci mantiene, invece, in uno stato di immobilità esistenziale.
Lo scopo dell’ACT è quello di aiutare le persone, anche quelle che hanno subìto un trauma, a rendere la vita un’esperienza ricca, entusiasmante e degna di essere esplorata, senza il carico esuberante di sofferenza e di stress che l’esperienza traumatica porta con sé e seguita a infondere indiscriminatamente al vissuto presente e al sogno del futuro.
L’ACT promuove l’apertura alle esperienze che sono generalmente percepite come sgradevoli: l’ansia, la dissociazione e la convinzione di essere giudicati negativamente. Così facendo, riduce la tendenza a evitare le situazioni temute, quelle che paralizzano la persona dentro la sensazione che sia impossibile poterle affrontare.

L’ACT si fonda su 5 concetti base:

  1. La sofferenza psicologia è patrimonio di ognuno: essa è naturale per ogni essere umano e lo accompagna in ogni fase della sua vita
  2. Anche se a volte non è possibile liberarsi volontariamente della propria sofferenza, si può provvedere a incontrarla senza incrementarla, facendo in modo che essa non cresca né ci sopravanzi
  3. Il dolore e la sofferenza sono due differenti condizioni dell’essere
  4. Non è necessario identificarsi con la propria sofferenza
  5. Si può vivere un’esistenza animata e ispirata dai propri valori. Possiamo iniziare in questo momento, imparando come si esce dalle percezioni della propria mente e si entra, invece, nell’esperienza concreta della propria vita

Il punto 3 pone l’accento su un concetto fondamentale dell’ACT: la differenza tra DOLORE PURO e DOLORE SPORCO.
DOLORE PURO: è il dolore originario che proviamo in risposta a un problema della vita reale. È ciò di cui non ci si può sbarazzare, è un dolore che non sarà mai sotto controllo. Il dolore puro è quello che deriva da un lutto, un insuccesso, una malattia, una violenza, un trauma…
DOLORE SPORCO: è la sofferenza che creiamo quando cerchiamo inutilmente di controllare, eliminare o evitare il dolore puro. La conseguenza della fuga dagli eventi interni spiacevoli è la creazione di un nuovo set di sentimenti/emozioni dolorosi.

L’unica soluzione è quella di smettere di manipolare il dolore pulito. Questo sarà l’unico modo per riuscire a liberarci da quello sporco. Ovviamente non potremo eliminare tutto il dolore che proviamo, ma potremo riportarci alla sola condizione di dolore pulito che la storia di vita ha stabilito per ognuno di noi, né più né meno. Cioè a dire, svestirci dei panni che volontariamente indossiamo e venire a patti con la nostra nudità: permettere al cuore di entrare in contatto con quello che ci è capitato senza stornare lo sguardo, senza sfuggirvi, senza volerlo cambiare, senza sognare che non sia accaduto, alimentando così un circolo vizioso che – alla lunga – rende la vita insoffribile e ingestibile.
Come scritto nel punto 5, l’ACT pone l’accento sull’individuazione dei valori. Per valori si intendono le priorità di vita, quelle cose importanti, quelle che amiamo, che ci nutrono e alimentano la nostra felicità e che rendono l’esistenza significativa. L’accettazione di quel che non si può cambiare (passato, pensieri, emozioni e sensazioni dolorose) è fondamentale: quando essa avviene, la persona può finalmente focalizzarsi sui propri valori, imparando a riconoscerli e identificarli. Se il nostro comportamento è guidato dai nostri valori, e non da quelli che altri potrebbero aver stabilito per noi, la vita smette di essere un mare in tempesta da traversare senza l’orientamento della rosa dei venti. Ecco, i nostri valori sono la bussola in mare aperto: la direzione, unica possibile, che muove le vele verso un punto preciso, significativo.
Bisogna stare attenti a non confondere però i valori con gli obiettivi. I valori potranno accompagnare la persona per tutta la vita, rappresentano una direzione verso cui andare. Ne costituiranno l’essenza duratura. Gli obiettivi, invece, hanno un inizio e una fine, sono eventi concreti, situazioni o oggetti. Gli obiettivi possono essere completati, posseduti, raggiunti. Se confondiamo gli obiettivi con i valori, una volta raggiunto un obiettivo, il nostro percorso potrebbe terminare.
Dunque, ritorna la metafora del mare: i valori sono la bussola, gli obiettivi il porto dove attraccare. Ogni porto è un viaggio, la rosa dei venti guida dentro ogni tragitto.
Guardando alle piccole azioni concrete della vita quotidiana, se il valore è l’altruismo, l’obiettivo collegato è fare del volontariato durante le ferie estive.

  • I valori sono radicati nel qui e ora
  • I valori non necessitano di giustificazioni
  • I valori necessitano di essere ordinati per priorità
  • I valori sono una scelta libera. Ognuno ha il diritto di manifestare i propri

Sono diversi i domini all’interno dei quali possiamo scoprire e coltivare i nostri valori: famiglia, relazione di coppia, genitorialità, amicizia o vita sociale, carriera, crescita personale, divertimento, spiritualità, ambiente, salute e benessere.

Per meglio identificare quanto detto, si propone a seguire un facile esercizio sui valori, dal nome “La bussola della vita”.
Prendi un foglio e dividilo in 10 parti. Ogni parte sarà un dominio sopra elencato e valuta da 0 a 10 quanto ognuno è importante per te. Scrivi poi, per ognuno, una breve descrizione di quali sono i tuoi valori. Per aiutarti a scrivere puoi rivolgerti domande come per esempio: Quale tipo di persona vorrei essere? Che cosa voglio rappresentare?
Se un riquadro sembra irrilevante per te, va bene lo stesso: semplicemente lascialo in bianco. Se ti blocchi in un riquadro, saltalo e ritornaci sopra più tardi. E va bene se le stesse parole compaiono in più di un riquadro o in tutti. A questo punto assegna un punteggio (da 0 a 10) a seconda di quanto hai vissuto la tua vita, nel mese passato, in conformità con i valori scritti. Questo ti servirà da guida per la scelta delle azioni da compiere il mese successivo e per decidere quali comportamenti cessare.
(esercizio adattato da Beyond Your Pain by J. Dahl and T. Lundren con l’autorizzazione di New
Harbinger Publications (Oakland, CA)

Uno dei primi obiettivi dell’ACT, inoltre, è la presa di distanza da quei pensieri che producono sofferenza fisica ed emotiva. L’ACT permette di apprendere la “defusione cognitiva”, una tecnica finalizzata all’osservazione dei pensieri così come sono, cioè in quanto eventi mentali e senza che il soggetto sperimenti un senso di fusione con essi. Vale a dire, quel che si pensa non equivale a realtà: distanziando i pensieri, la quotidianità recupera ariosità e spazio per essere vissuta appieno. Ciò è tanto più vero per le persone che hanno subìto un trauma. Esse potranno smettere di rimuginare e ruminare sulle esperienze dolorose, sulle cause di ciò che è accaduto in passato e cessare di ipotizzare un futuro oscuro e privo di speranza.
Avvinti al momento presente, gettata l’ancora nel “qui e ora” e senza ondeggiare in balìa dei propri pensieri, si può finalmente scegliere cosa si desidera fare e come si vuole rendere la propria vita il luogo che davvero vogliamo abitare.
Una caratteristica fondamentale dell’ACT sono gli esercizi e le metafore. Il terapeuta ACT usa spesso le metafore perché aiutano a comprendere meglio dei messaggi difficili. Attraverso le immagini, i concetti rimangono maggiormente impressi nella mente dei partecipanti. Sono più simili a fotografie che a meri concetti astratti e perciò più semplici da ricordare e da utilizzare in contesti differenti della vita.

Qui di seguito un esempio di metafora ACT:

Dopo la neve, la primavera!

La neve è dolce, soffice e silenziosa: capace di immergere un intero paesaggio in un mutismo irreale, quasi incantato.
Gli alberi sono spogli, la terra invisibile sotto una coltre bianca, che a toccarla gela le dita e le fa bruciare. Il cielo è rilucente di un chiarore bizzarro, che illumina ogni cosa di un colore bigio.
Quanto tempo durerà questo sonno forzato? Quando splenderà ancora il sole tiepido oltre la tormenta?
Per quanto possa durare una bufera, essa è destinata a esaurirsi quand’è il momento: l’inverno ha i suoi giorni e anche la neve più ostinata e più alta, alla fine, si scioglie.
E così, al primo caldo, la stagione nuova si afferma coi suoi colori: è primavera, sotto il biancore della neve la terra è rimasta viva, tepente e generosa e ora dipinge di un tenero verde i prati, acconcia gli alberi con timide gemme e qui e lì fa sbocciare i primi fiori.
Non è vero che questa storia rassomiglia al nostro umore, alle emozioni che ci colgono, sorgono e passano?
Per quanto forte, anche la sofferenza più feroce si consuma e lascia spazio a una timida gemma di calma e di pace. Quello spazio quieto e inoffensivo è un luogo sicuro che si può coltivare, contattare, che si può far crescere.
Come la primavera che sopraggiunge dopo l’inverno e scioglie il ghiaccio col suo soffio gentile, sotto il ghiaccio della sofferenza il cuore sereno della tranquillità continua a pulsare. Sta a noi aprirgli un varco, fargli posto tra la neve. E poi tornare in quello spazio – sempre più vivo, sempre più vasto – che è il nostro posto sicuro: un punto franco di osservazione, che permetta di guardare a ogni difficoltà come si guarda alla neve quando si conosce la bellezza ardente della primavera.

Riferimenti bibliografici

  • Harris R. (2010) La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere. Edizioni Erickson

  • Harris R. (2011). FARE ACT. Una guida pratica per professionisti all’Acceptance and Commitment Therapy. Franco Angeli Editore

  • Hayes S.C., Strosahl K.D., Wilson K.G. (2013). ACT. Teoria e pratica dell’Acceptance and Commitment Therapy. Raffaello Cortina Editore

  • Neziroglu, F. & Donnelly, K. (2016) Fuori da me. Superare il disturbo di depersonalizzazione. Edizioni Erickson.

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