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La Teoria Polivagale e il protocollo Wired to Connect

 

Il trauma è un’esperienza che può scuotere profondamente la nostra vita e può lasciare un’impronta duratura sulla nostra salute fisica, mentale ed emotiva (Montano, A. & Borzì, R. 2019).
Esistono traumi psicologici, che sono il risultato di singoli eventi ben riconoscibili e che si caratterizzano per l’esperienza di un senso di minaccia alla vita: terremoti, incidenti d’auto, rapine, stupri, omicidi… Esistono, poi, traumi che avvengono durante l’età dello sviluppo, proprio nei luoghi e per mano delle persone con cui dovremmo sentirci più al sicuro (Montano, A. & Iadeluca, V., 2023).

La sicurezza e la connessione sono, infatti, due imperativi biologici. Crescere all’interno di ambienti familiari profondamente disfunzionali, dunque, dove le relazioni con gli adulti di riferimento
sono intermittenti e/o pericolose, ha conseguenze durature e ad alto impatto sul nostro Sistema Nervoso Autonomo.

Questo bisogno innato ci accompagna anche prima dell’inizio della nostra vita.
Siamo totalmente dipendenti da chi si prende cura di noi, già nel ventre materno.
Oggi possediamo una lente che ci consente di comprendere meglio la stretta relazione che esiste tra biologia e mente.
La Teoria Polivagale, elaborata dal neuroscienziato e psichiatra americano Stephen Porges a partire dagli anni ‘90 (1995, 2018, 2021), illustra il ruolo svolto dal nostro Sistema Nervoso Autonomo nel determinare le risposte sul corpo al pericolo o alla sicurezza, ben prima che il nostro cervello cognitivo possa arrivare a elaborare un pensiero cosciente.

 

Ma se è vero che il Sistema Nervoso Autonomo si attiva in automatico, se è vero che esibisce risposte che sono più veloci della nostra consapevolezza, come possiamo agire per modificare queste risposte? Cosa possiamo fare quando ci sentiamo braccati da una costante percezione di allarme, quando siamo abitati dalla sensazione di non riuscire a tenere testa a tutto? Quando vogliamo soltanto gettare la spugna?

 

La buona notizia è che la Teoria Polivagale non è soltanto teoria; abbiamo, infatti, a disposizione una serie di strumenti operativi elaborati con il contributo di Deb Dana e contenuti nel protocollo Wired to Connect.
Quest’ultimo, ideato dalla dott.ssa Antonella Montano, consiste in un programma di gruppo di 12 incontri che insegna a dialogare con la nostra biologia, rieducandola a dimorare in una condizione di regolazione.
Wired to Connect offre ai partecipanti una serie di strumenti cognitivi (mappe) compilati attraverso delle immersioni guidate in Mindfulness e tecniche corporee basate sul respiro, il suono e il movimento.
Queste tecniche servono a regolare, tonificare e rafforzare il Sistema Nervoso Autonomo.

Per info: formazione@istitutobeck.it 

Iniziamo dunque a conoscere il nostro sistema nervoso.

 

L’ABC del nostro sistema nervoso

 

La Teoria Polivagale ridisegna la mappa del Sistema Nervoso Autonomo, superando la sua tradizionale divisione in Sistema Simpatico e Parasimpatico e proponendo una nuova articolazione in:
– Sistema ventro-vagale
– Sistema simpatico
– Sistema dorso-vagale

Questa suddivisione rappresenta una vera e propria rivoluzione. Attraverso questi tre percorsi reagiamo al servizio della sopravvivenza.
Il nostro Sistema Nervoso, che funziona come un guardiano attraverso la neurocezione, reagisce agli stimoli di pericolo – ma anche di sicurezza performando l’azione più adeguata in quel determinato momento.
Il Sistema Nervoso Autonomo è, infatti, anche il nostro sistema di sorveglianza personale, che continuamente si chiede

“SONO AL SICURO? È UNA COSA SICURA?GLI ALTRI SONO SICURI? L’AMBIENTE CHE MI CIRCONDA E’ SICURO?”

 

Il suo obiettivo è proteggerci, valutando sicurezza e pericolo, ascoltando, momento per momento, ciò che sta avvenendo dentro e intorno i nostri corpi (ambiente) e nei legami che abbiamo con gli altri. Porges ha creato il termine di neurocezione per descrivere il modo in cui il sistema nervoso scansiona il nostro corpo, il mondo intorno a noi e gli altri, alla ricerca di segnali di sicurezza, pericolo o minaccia alla vita. Abbiamo pensato di rappresentare la neurocezione come delle grandi antenne situate al di sopra della nostra testa (in realtà le antenne sono in tutte le cellule del nostro corpo) continuamente al lavoro nell’individuazione di segnali di sicurezza o di pericolo.Il nostro Sistema Nervoso Autonomo può essere pensato come una casa dotata di un seminterrato, o cantina, di un primo piano con due stanze e di un piano superiore. Ogni ambiente corrisponde a un certo tipo risposta e ha una sua atmosfera particolare.

 

Il Sistema Nervoso Autonomo si è sviluppato nel corso del tempo con le sue tre sezioni: Dorso Vagale, Simpatico e Ventro Vagale, che si sono progressivamente aggiunte l’una all’altra.

 

L’attivazione di questi stati segue una specifica sequenza, è governata, cioè, da una precisa organizzazione gerarchica che può essere rappresentata graficamente attraverso l’immagine di una scala.
Dallo stato ventro-vagale la rilevazione soggettiva di un pericolo ci fa spostare verso la mobilitazione simpatica. Da qui, quando il pericolo permane o noi non ci sentiamo in grado di fronteggiarlo, ci muoviamo verso lo spegnimento/collasso dorso-vagale. Va precisato che il percorso inverso segue necessariamente la stessa traiettoria – dall’immobilizzazione dorso-vagale possiamo ritornare alla connessione ventro-vagale soltanto passando attraverso la mobilizzazione simpatica.

 

 

 

Applicazioni della teoria polivagale nel PTSD

 

Il trauma può disorganizzare la regolazione del SNA. Le persone con esperienze traumatiche diventano ipersensibili alle minacce percepite e il loro sistema nervoso simpatico o dorso-vagale si attiva in modo eccessivo, portando a risposte somatiche di allarme e paura intense anche in situazioni che non costituiscono una minaccia reale. Questo può manifestarsi come ipervigilanza, reattività esagerata e una serie di sintomi legati al trauma. In alcuni casi gravi di trauma, le persone possono attivare il sistema dorso vagale, che è associato alla paralisi e alla dissociazione dalla realtà. Questo può manifestarsi come una sorta di “spegnimento” emotivo e fisico, con la perdita di contatto con la realtà e una ridotta capacità di risposta. Vivere la vita bloccati nello stretto perimetro delle risposte di sopravvivenza è fonte di grande sofferenza.

Gli approcci terapeutici basati sulla teoria polivagale mirano a migliorare la percezione di sicurezza del paziente, a ridurre le risposte di allarme e ad aiutarlo a regolare meglio le sue emozioni. È possibile quindi utilizzare tutte le risorse di cui si dispone per iniziare a familiarizzare con l’energia calda e rassicurante del ventro-vagale.

 

Bibliografia
Dana, D. (2018). The Polyvagal Theory in therapy. Engaging the rhythm of regulation. WW Norton & Company.
Dana, D. (2020). Polyvagal exercises for safety and connection: 50 client-centered practice. WW Norton & Company.
Dana, D. (2021). Anchored. How to befriend your nervous system using polyvagal theory. Sounds True.
Montano, A & Borzì, R. (2019). Manuale di intervento sul trauma. Comprendere, valutare e curare il PTSD semplice e complesso. Erickson
Montano, A & Iadeluca, V. (2023). La Teoria Polivagale in Pratica. Wired to connect: un programma teorica esperienziale per gruppi. Erickson
Porges, S. W. (2009). The polyvagal theory: New insights into adaptive reactions of the autonomic nervous system. Cleve. Clin. J. Med. 76:S86.
Porges, S. W. (2021a). Polyvagal safety. Attachment, communication, self-regulation. WW Norton.
Porges, S. W. (2021b). Polyvagal Theory: A biobehavioral journey to sociality. Comprehen. Psychoneuroendocrinol. 7:100069.
Porges, S. W., & Dana, D. (2018). Clinical applications of the polyvagal theory. The emergence of polyvagal-informed therapies. WW Norton & Company.

 

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