Il peso del non detto
Ci sono forme di violenza che non fanno rumore.
Non lasciano segni visibili, non arrivano sui giornali, ma incidono profondamente sulla vita delle persone.
La violenza sui minori si manifesta spesso proprio nei contesti che dovrebbero essere più sicuri: le famiglie. Non è solo quella fisica o esplicita, ma anche quella fatta di parole, omissioni, silenzi, mancanze di cura. Una violenza che può diventare invisibile perché normalizzata.
Il punto, però, non è solo ciò che accade, ma ciò che resta.
Chi cresce in ambienti segnati da queste esperienze porta con sé tracce profonde: nel modo di relazionarsi, nella percezione di sé, nella gestione delle emozioni.
È qui che entra in gioco un tema centrale: la trasmissione.
Modelli relazionali appresi nell’infanzia possono essere riprodotti nel tempo, spesso senza consapevolezza. La violenza diventa linguaggio, abitudine, modalità di stare in relazione.
Per questo, il silenzio non è neutro.
Protegge chi agisce la violenza e isola chi la subisce.
Riconoscere, nominare, ascoltare: sono i primi passi per interrompere questo ciclo.
Perché il cambiamento non riguarda solo le singole storie, ma il modo in cui, come società, scegliamo di guardarle.
Riferimenti
Sweeton, J. (2019). Trauma treatment toolbox: 165 brain-changing tips, tools & handouts to move therapy forward. PESI Publishing & Media.

