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Quando la vittima non viene vista

Murales di Emanuele Boi Studio

Negli ultimi anni, i media hanno dato sempre più spazio a casi di relazioni tra insegnanti e studenti, soprattutto quando a essere coinvolte sono donne adulte e ragazzi adolescenti. Ma il modo in cui queste storie vengono raccontate e commentate rivela qualcosa di più profondo: la difficoltà di riconoscere alcune forme di violenza.

Molte reazioni del pubblico tendono a minimizzare questi episodi, descrivendoli come esperienze “fortunate” per i ragazzi coinvolti. La figura della vittima maschile fatica a emergere, schiacciata da stereotipi che vedono gli uomini come sempre consenzienti e mai vulnerabili.

Allo stesso tempo, le donne coinvolte vengono spesso raccontate in modo diverso rispetto agli uomini: meno come “predatrici” e più come figure fragili o eccezionali, contribuendo a una percezione distorta della responsabilità.

In questo quadro, il tema centrale, il rapporto di potere, passa in secondo piano. Eppure, è proprio lì che si gioca la possibilità di riconoscere la violenza: non solo nel consenso formale, ma nella reale libertà di scelta.

Quando questo viene ignorato, alcune vittime restano invisibili.
E ciò che non viene riconosciuto difficilmente può essere affrontato.

Riferimenti

Zack, E., Lang, J. T., & Dirks, D. (2018). “It must be great being a female pedophile!”: The nature of public perceptions about female teacher sex offenders. Crime, Media, Culture, 14(1), 61–79

Autore/i dell'articolo

Dott.ssa Marianna Attinelli


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