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Mindfulness: quando la calma diventa una pratica

A volte pensiamo che meditare significhi “svuotare la mente”.
In realtà, è proprio il contrario: significa imparare ad ascoltarla con gentilezza.
Quando ci fermiamo, respiriamo e permettiamo alla mente di calmarsi, dentro di noi cominciano a cambiare molte cose — anche nel cervello.

Il cervello, infatti, è plastico: cambia con noi, si adatta a ciò che viviamo e anche a ciò che impariamo di nuovo.
Se per molto tempo siamo stati in allerta, spaventati o sotto pressione, il corpo impara a restare pronto a difendersi (sintomi corporei PTSD).
Ma quando iniziamo a creare spazi di calma, di respiro e di presenza, il cervello riceve un messaggio diverso:
“Puoi rilassarti, non sei più in pericolo.”

Nel tempo, culture e tradizioni diverse hanno dato alla meditazione significati differenti.
Alcune pratiche invitano a concentrarsi su un punto — come il respiro, un suono, una sensazione corporea.
Altre, invece, ci lasciano osservare i pensieri o le emozioni che cambiano, come onde che vanno e vengono.

In ogni caso, meditare significa allenare la mente a restare presente, a non perdersi nel passato o nel futuro.
È un modo per coltivare consapevolezza, equilibrio, concentrazione e lucidità.
Con la pratica, il silenzio non fa più paura: diventa un luogo in cui la mente riposa e il corpo si sente a casa.

Riferimenti

Davis, L. (2019). Meditations for healing trauma: Mindfulness skills to ease post-traumatic stress. New Harbinger Publications.

Autore/i dell'articolo

Dott.ssa Marianna Attinelli


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