Oltre la vergogna: ritrovare sé stessi dopo un trauma
Una delle ferite più profonde lasciate dal trauma non è solo ciò che è accaduto, ma il modo in cui la persona arriva a guardare sé stessa. Dopo un’esperienza traumatica può comparire una domanda dolorosa: “Cosa c’è di sbagliato in me?”
La sofferenza può trasformarsi in vergogna, portando la persona a sentirsi fragile, diversa dagli altri o responsabile di ciò che ha vissuto.
A differenza della colpa, che riguarda qualcosa che abbiamo fatto, la vergogna riguarda ciò che pensiamo di essere: “Sono sbagliato”, “Non valgo abbastanza”, “Non merito amore o protezione”.
Nei traumi complessi queste convinzioni possono svilupparsi lentamente, soprattutto quando le esperienze dolorose sono avvenute all’interno di relazioni importanti. Il bambino può arrivare a interpretare la mancanza di cura o protezione come una conferma del proprio scarso valore.
Queste convinzioni, però, non sono la verità sulla persona. Sono il modo in cui la mente ha cercato di dare un significato a qualcosa di difficile da comprendere.
La terapia del trauma aiuta proprio a ricostruire questa narrazione: passare da “c’è qualcosa che non va in me” a “mi è successo qualcosa che ha lasciato una ferita”.
Riconoscere la propria storia senza giudicarsi è un passaggio fondamentale per tornare a sentirsi degni di cura, rispetto e sicurezza.
Perché il trauma può influenzare il modo in cui ci vediamo, ma non definisce chi siamo.
Riferimenti
Herman, J. L. (1992). Trauma and Recovery.

