Skip to content

Fermarsi significa sentire: quando il movimento continuo diventa una protezione dal dolore

Essere sempre impegnati viene spesso considerato un segno di forza, ambizione e capacità organizzativa. Ma per alcune persone il continuo bisogno di fare può nascondere qualcosa di diverso: la difficoltà di fermarsi.

Dopo un’esperienza traumatica, soprattutto quando è stata ripetuta nel tempo o vissuta all’interno di relazioni importanti, il sistema di allerta della persona può rimanere attivo anche quando il pericolo è terminato.

Restare occupati, controllare ogni dettaglio, riempire ogni spazio vuoto possono diventare strategie per mantenere una sensazione di sicurezza. Il movimento continuo permette di non entrare in contatto con emozioni dolorose, ricordi o sensazioni corporee difficili da tollerare.

In questi casi la produttività non è necessariamente il problema. Può essere il modo che la persona ha trovato per proteggersi.

La ricerca sul trauma ha evidenziato come le esperienze traumatiche possano influenzare la regolazione emotiva e favorire modalità di evitamento delle esperienze interne dolorose. L’obiettivo della terapia non è eliminare la capacità di impegnarsi, ma aiutare la persona a recuperare la possibilità di scegliere: fare perché lo desidera, non perché deve.

Sentirsi al sicuro non dovrebbe dipendere dal non riuscire mai a fermarsi.

Riferimenti

Herman, J. L. (1992). Complex PTSD: A syndrome in survivors of prolonged and repeated trauma. Journal of Traumatic Stress, 5(3), 377–391.

Autore/i dell'articolo

Dott.ssa Marianna Attinelli


Torna su