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Grounding posturale

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Il grounding posturale è una tecnica che aiuta i pazienti con sintomi dissociativi.

Quando il survivor comincia a sperimentare immagini o sensazioni associate a un ricordo, un frammento di ricordo o a un flashback, come risposta può assumere una postura rannicchiata o fetale di protezione. È anche possibile che il respiro cambi e diventi superficiale, che si senta un’agitazione su tutto il corpo, ad esempio nelle braccia e nelle gambe che cominciano a tremare. Gli occhi si possono spalancare per capire quello che accade intorno.

Appena il paziente mostra queste risposte fisiche di risperimentazione e attivazione corporea (arousal), possiamo chiedergli “vorresti essere aiutato a uscire da queste immagini e sensazioni?”. In caso di una risposta affermativa possiamo praticare questo esercizio che gli permetterà, con la pratica, di sviluppare la capacità di salvarsi da solo dai ricordi, dai frammenti di ricordi e dai flashback, evitando il climax delle sensazioni corporee spiacevoli.

 

  1. Nel momento in cui il paziente assume una postura rannicchiata o fetale oppure altre posizioni che indicano una risposta di fight, flight o freeze, chiediamogli “quanto vulnerabile ti senti ora in questa posizione?”. Di solito la risposta che si ottiene è “molto”
  2. A questo punto chiederemo di esagerare questa postura di protezione (ad esempio, assumendo una posizione ancora più fetale) e poi di prendersi un momento per sperimentare e memorizzare davvero le sensazioni che avverte nei muscoli del corpo
  3. Poi, chiederemo di “alzarsi in piedi, fare un giro su se stesso, e sedersi di nuovo assumendo una postura adulta, una che lo faccia sentire in controllo”. Potremo farlo insieme al paziente per dargli una dimostrazione
  4. A questo punto chiediamogli di esagerare la postura di controllo e di notare e memorizzare davvero la sensazione nei muscoli del corpo
  5. Chiederemo a questo punto di spiegare la differenza tra le due posture
  6. Invitiamolo a passare da una postura all’altra varie volte e notare la differenza nelle sensazioni, nei pensieri, e nelle immagini associate con ciascuna di esse
  7. Diciamo al paziente che ora è in grado di utilizzare questa tecnica tutte le volte che si sentirà sovrastato dai sintomi post traumatici
  8. Infine discuteremo con il paziente delle volte in cui potrà praticare questa tecnica e pianificare il suo utilizzo

Riferimenti

  • Baranowksy, A.B., Gentry, J.E. (2015). Trauma Practice. Tools for Stabilization and Recovery. Hogrefe

Autore/i dell'articolo

Dott.ssa Antonella Montano

Dott.ssa Antonella Montano

  • Fondatrice e Presidente della Onlus Il Vaso di Pandora, la Speranza dopo il Trauma.
  • Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
  • Fondatrice e Direttrice dell’Istituto A.T. Beck per la terapia cognitivo-comportamentale di Roma e Caserta
  • Fondatrice e Vicepresidente CBT-Italia – Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale
  • Certified Trainer/Consultant/Speaker/Supervisor dell’ACT (Academy of Cognitive Therapy)
  • MBSR teacher. Expert Yoga Trauma teacher certificata Yoga Alliance®-Italia/International
  • Membro dell’IACP (International Association of Cognitive Psychotherapy)
  • Membro dell’ESTD (European Society for Trauma and Dissociation)

Dott.ssa Roberta Borzì

Dott.ssa Roberta Borzì

  • Componente del comitato scientifico della Onlus Il Vaso di Pandora, la Speranza dopo il Trauma.
  • Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.
  • Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR.
  • Socio Fondatore CBT-Italia – Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale.

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