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Le cure mediche e la distruzione dell’attaccamento

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L’attaccamento sicuro a caregiver sensibili è un fattore di protezione. Tuttavia, a volte, anche un buon attaccamento può essere distrutto da interventi medici. Questo può avvenire, ad esempio, se i bambini sono così sovrastati dalla situazione da non poter attingere alle cure genitoriali. Inoltre, se i bambini continuano a dissociarsi davanti ai ricordi traumatici, le difficoltà nell’attaccamento possono persino perdurare.

La distruzione può avvenire se il caregiver è fisicamente o psicologicamente indisponibile (ad esempio, sta male anche lui) oppure se diventa parte del trauma stesso (tiene fermo il bambino o gli somministra il trattamento invasivo). I bambini possono non sapere come integrare il loro bisogno di avere accanto il genitore sfociando con la rabbia verso quello stesso genitore per averli traditi. Come fidarsi di quel genitore per avere conforto quando quello stesso genitore causa dolore e paura?

È comune credere che la cosa migliore per il bambino sia che il genitore – che il bambino conosce e di cui si fida – somministri procedure invasive (ad esempio, tenere bloccato il bambino, fargli trattamenti domiciliari di cambio abbigliamento o tendere lo sfintere anale). In realtà, non è così.

La maggiore consapevolezza della distruzione dell’attaccamento in questi casi sta portando sempre più pediatri a raccomandare che sia qualcun altro a somministrare i trattamenti (ad esempio, infermieri a domicilio), proprio per aiutare a preservare la relazione con il caregiver.

Allo stesso modo, fino a non troppo tempo fa, i genitori venivano scoraggiati dallo stare con i propri figli in ospedale. Si credeva, infatti, che i bambini fossero più cooperativi senza i genitori intorno. A prescindere che si trattasse di una tonsillectomia, appendicectomia o di un incidente grave, i bambini potevano vedere i loro genitori durante gli orari di visita. Per alcuni, di solito i più piccoli,  già solo questa separazione era traumatizzante.

Riferimenti

  • Yehuda, N. (2015). Communicating trauma. Routledge

Autore/i dell'articolo

Dott.ssa Antonella Montano

Dott.ssa Antonella Montano

  • Fondatrice e Presidente della Onlus Il Vaso di Pandora, la Speranza dopo il Trauma.
  • Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
  • Fondatrice e Direttrice dell’Istituto A.T. Beck per la terapia cognitivo-comportamentale di Roma e Caserta
  • Fondatrice e Vicepresidente CBT-Italia – Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale
  • Certified Trainer/Consultant/Speaker/Supervisor dell’ACT (Academy of Cognitive Therapy)
  • MBSR teacher. Expert Yoga Trauma teacher certificata Yoga Alliance®-Italia/International
  • Membro dell’IACP (International Association of Cognitive Psychotherapy)
  • Membro dell’ESTD (European Society for Trauma and Dissociation)

Dott.ssa Roberta Borzì

Dott.ssa Roberta Borzì

  • Componente del comitato scientifico della Onlus Il Vaso di Pandora, la Speranza dopo il Trauma.
  • Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.
  • Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR.
  • Socio Fondatore CBT-Italia – Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale.

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