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Superare le barriere alla guarigione

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Con questa news prendiamo in considerazione il modo in cui identificare e rimuovere le barriere che potrebbero contribuire alla persistenza del dolore fisico. Tali barriere bloccano anche il processo continuo di trasformazione in coloro che hanno subìto un trauma.

 

Ecco alcune barriere legate a pensieri disfunzionali.

 

La prima riguarda il focalizzarsi sulla patologia piuttosto che sulle risorse personali possedute per affrontarla.

La guarigione può essere minata o screditata, per esempio nel caso di professionisti che effettuano diagnosi solo su sintomi parziali, oppure quando questi sintomi non vengono collegati al trauma. Una diagnosi incompleta potrebbe portare a pensieri negativi come al non riuscire a trovare un medico giusto per il proprio caso oppure non essere in grado di seguire correttamente le indicazioni per la guarigione. È importante, invece, concettualizzare la malattia in modo diverso. Si possono, infatti, imparare una serie di abilità, che sono di aiuto a spostare l’attenzione esclusivamente sul dolore fisico. Attraverso le tecniche somatiche, il respiro, le tecniche immaginative, una psicoeducazione o una ristrutturazione cognitiva, oppure altre combinazioni di metodi, sarà possibile con il tempo imparare a cambiare la propria relazione con il dolore fisico.

La guarigione avverrà con ritmi diversi, a seconda delle persone, ma quello che non dobbiamo mai perdere di vista è sapere che ogni singolo momento in cui portiamo la nostra consapevolezza sul corpo aumentiamo la potenzialità di un cambiamento positivo.

Quando starai meglio, poi, i pensieri potrebbero portarti a temere che i vecchi andamenti del dolore possano ritornare. Ricordati, però, che sono solo pensieri. E se dovessero ricomparire, avrai gli strumenti per poterli affrontare di nuovo.

È importante, dunque, accettare che il dolore potrà ritornare, ma è altrettanto importante capire che questa è la natura della guarigione: il dolore viene e va mentre noi rimarremo focalizzati sulla risoluzione delle cause sottostanti (trauma).

Questo è anche il modo in cui l’organismo umano integra il cambiamento. I bambini piccoli non si alzano un bel giorno dal letto e cominciano subito a camminare sul pavimento. Anche noi dobbiamo imparare gradualmente, per prove ed errori, o attraverso esperimenti e scoperte su ciò che funziona, cosa ci sostiene e cosa no.

Alcuni penseranno che non riusciranno a immaginarsi senza dolore. Quando il dolore si dissolve, a volte potremmo trovarci nel panico. Cominciamo a porci domande quali “E ora cosa succede? Cosa ne sarà della mia vita?”. La paura di non sapere come reimpostare la vita, stare con gli altri e diventare più attivi può diventare sovrastante. È importante, quindi, darsi il tempo di adattarsi a stare senza dolore dal momento che era diventato così familiare e la familiarità è nostra amica. Il dolore rappresenta spesso anche un modo per evitare di affrontare le cose (comprese le emozioni) che ci spaventano. A volte le persone sentono persino un velo di tristezza per essere senza dolore, come se avessero perso una relazione con una persona importante.

Un altro aspetto che può interferire con il progresso verso la guarigione è il ruolo dell’attaccamento .

Questo si riferisce al legame precoce tra il bambino e il suo caregiver, in genere la madre. Molte persone che hanno condizioni di dolore problematiche hanno avuto di solito anche esperienze di attaccamento disfunzionali. Molte possono essere state trascurate o, in alcuni casi, hanno avuto esperienze relazionali molto intrusive, negative e abusanti.

A volte, coloro che soffrono, specialmente di dolore cronico, possono percepire il professionista che li cura come un dio infallibile che sa sempre cosa fare. Oppure, al contrario, potrebbe essere percepito come insensibile, una figura autoritaria e distante che non li capisce e non si interessa dei loro bisogni. Nessuna delle due percezioni è necessariamente accurata e agire come se una delle due fosse vera è molto controproducente.

Quando si inizia il trattamento per un dolore fisico, è essenziale instaurare una relazione collaborativa con il professionista. Questo vuol dire imparare a fare domande, farsi proporre diverse possibili soluzioni e scegliere quella che si sente più vicina.

 

Non è insolito sperimentare questo tipo di conflitti con il professionista. Può essere, dunque, utile riconoscere alcuni dei segnali più comuni di questi scontri:

 

  • la sensazione di non essere capito o ascoltato
  • la percezione che tu e le tue idee siano screditate o svalutate
  • la convinzione che i tuoi obiettivi non vengano rispettati e che il professionista “presume di sapere cosa è meglio per te”

Riferimenti

  • Levine, P.A., Philips, M. (2012). Freedom from Pain. Sounds true

Autore/i dell'articolo

Dott.ssa Antonella Montano

Dott.ssa Antonella Montano

  • Fondatrice e Presidente della Onlus Il Vaso di Pandora, la Speranza dopo il Trauma.
  • Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
  • Fondatrice e Direttrice dell’Istituto A.T. Beck per la terapia cognitivo-comportamentale di Roma e Caserta
  • Fondatrice e Vicepresidente CBT-Italia – Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale
  • Certified Trainer/Consultant/Speaker/Supervisor dell’ACT (Academy of Cognitive Therapy)
  • MBSR teacher. Expert Yoga Trauma teacher certificata Yoga Alliance®-Italia/International
  • Membro dell’IACP (International Association of Cognitive Psychotherapy)
  • Membro dell’ESTD (European Society for Trauma and Dissociation)

Dott.ssa Roberta Borzì

Dott.ssa Roberta Borzì

  • Componente del comitato scientifico della Onlus Il Vaso di Pandora, la Speranza dopo il Trauma.
  • Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.
  • Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR.
  • Socio Fondatore CBT-Italia – Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale.

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