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La terapia cognitivo-comportamentale per il trauma

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Sintomi PTSD

Nei giorni e nelle settimane iniziali dopo un evento traumatico, la maggior parte delle persone sperimenta almeno alcuni sintomi  di un disturbo post traumatico da stress (PTSD), sotto forma di ricordi intrusivi, disturbi del sonno, insensibilità emotiva e facilità al sobbalzo. La maggior parte recupera nei mesi successivi, ma per alcuni i sintomi persistono, spesso per anni. Cosa impedisce a queste persone di guarire?

 

Differenze individuali

Si è visto che quello che le vittime trovano più stressante rispetto a un evento traumatico varia enormemente da individuo a individuo. Comprendere il significato personale del trauma e la relazione con le caratteristiche dei ricordi traumatici sembra essere centrale per aiutare chi è affetto da PTSD.

 

Modello cognitivo-comportamentale

Ehlers e Clark (2010) hanno proposto un modello cognitivo-comportamentale che spiega perché il PTSD diventa persistente. Questo approccio suggerisce che il PTSD si sviluppa se gli individui elaborano l’esperienza traumatica in un modo che produce un senso di minaccia attuale e grave. Una volta attivata, la percezione della minaccia attuale è accompagnata, come già detto in tante altre news, da sintomi di riesperienza, attivazione fisiologica ed emozioni quali ansia, rabbia, colpa, vergogna o tristezza.

 

Convinzioni rilevanti nella terapia cognitivo-comportamentale

Per gli individui con PTSD, il trauma e le sue conseguenze hanno dei significati personali altamente minacciosi che vanno ben oltre quello che gli altri troverebbero terribile di quella situazione. La minaccia percepita può essere esterna o interna e porta con sé una serie di emozioni negative che sono correlate in modo significativo al tipo di valutazione.

Le minacce esterne possono derivare da valutazioni su pericoli imminenti, ad esempio “sarò aggredito di nuovo”, “non posso fidarmi di nessuno” che portano a paura eccessiva, o dalla preoccupazione sull’ingiustizia del trauma e delle sue conseguenze, ad esempio “non sarò mai in grado di accettare che l’abusante l’ha fatta franca”, e questo aumenta il sentimento di rabbia.

Le minacce interne spesso sono correlate a valutazioni negative del proprio comportamento, emozioni o reazioni durante il trauma e possono portare a provare senso di colpa, ad esempio “è stata colpa mia, “avrei dovuto impedirlo” o vergogna, ad esempio “sono inferiore”, “sono una persona cattiva”. Una valutazione negativa comune delle conseguenze del trauma nel PTSD riguarda la percezione di un cambiamento permanente , ad esempio “sono per sempre cambiato in peggio”, “la mia vita è rovinata”, che può portare a tristezza e senso di disperazione.

 

Nella terapia cognitivo-comportamentale, dopo la fase di stabilizzazione, si procederà a modificare il contenuto di queste valutazioni che porterà a un miglioramento delle emozioni negative conseguenti.

Riferimenti

  • Ehlers, A., & Clark, D.M. (2000). A cognitive model of posttraumatic stress disorder. Behaviour Research and Therapy, 38, 319-345
  • Ehlers, A., & Clark, D.M., Hackmann, A., McManus, F., Fennell, M. (2005). Cognitive Therapy for posttraumatic stress disorder: Development and evaluation. Behaviour Research and Therapy, 43, 413-431
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