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Effetti dell’esperienza traumatica sul cervello

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Comprendere l’impatto del trauma sul nostro cervello consente di trovare la strada della guarigione.

Spesso è il corpo ad accusare il primo impatto con il trauma; ma cosa succede al cervello che subisce un trauma?
Il Dottor Dan Siegel, psichiatra dell’università della California, nel corso di una videoconferenza, ( https://www.nicabm.com/trauma-two-chemical-reactions-that-happen-in-the-brain-during-trauma/) ha spiegato cosa accade al nostro cervello durante un trauma.
Immaginiamo un evento traumatico in cui percepiamo una minaccia o di essere in pericolo di vita. Per proteggerci da questo evento, e quindi per garantirci la sopravvivenza, il nostro cervello reagisce in due modi: produce una maggiore quantità di cortisolo (ormone dello stress) e rilascia una consistente dose di adrenalina.

Nell’immediato, l’aumento del cortisolo può rallentare o addirittura bloccare una specifica area del cervello: l’ippocampo, un’area fondamentale per la memoria. Se rilasciato per lunghi periodi, a causa ad esempio di traumi ripetuti nel tempo, il cortisolo può danneggiare un cervello in fase di sviluppo, come quello di un bambino, sia ostacolando la crescita e la creazione di nuove connessioni tra i neuroni (cellule cerebrali) sia, nei casi più gravi, distruggendo i neuroni già presenti e i collegamenti tra loro. Recenti studi mostrano la presenza di questo meccanismo non solo nel periodo dello sviluppo, ma anche nelle persone adulte che subiscono un trauma importante, ad esempio i reduci di guerra o le vittime di abusi prolungati nel tempo, nei quali si è verificata una vera e propria riduzione del volume dell’ippocampo.

La seconda reazione del cervello durante il trauma consiste in un aumento massiccio dell’adrenalina, che è indispensabile per preparare il nostro fisico a reagire all’evento “trauma”, aumentando il flusso del sangue, mantenendo la tensione dei muscoli, in una sola parola, preparandoci all’azione. L’adrenalina ha un ruolo importante anche per la memoria implicita, ovvero quella memoria “non consapevole” che conserva le informazioni su come fare le cose: per esempio, tutti sappiamo camminare o correre e lo facciamo automaticamente, senza ricordare ogni volta come dobbiamo farlo.

Dunque il maggiore rilascio dell’adrenalina durante il trauma aumenta la codifica della memoria implicita, consentendoci di mettere in atto in maniera rapida e automatica delle azioni – di attacco o fuga – finalizzate alla nostra sopravvivenza. Dall’altro lato, però, influenza anche il modo in cui memorizziamo l’evento traumatico, il modo in cui le immagini, le sensazioni, i suoni che ci ricordano qualche aspetto di quell’evento possono ri-attivare il cervello “come se” fossimo nuovamente di fronte a quella minaccia o a quel pericolo.

In definitiva, molti meccanismi neurochimici si innescano nel corso dell’evento traumatico e, comprendere quale impatto abbia un trauma per il nostro sistema nervoso, può aiutarci nell’approccio terapeutico e può consentire a chi ha subito un trauma di trovare la strada della guarigione.

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