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Cosa insegna lo yoga: desideri, craving e Tadasana, la posizione della montagna

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Nel suo libro Compassion, la scrittrice buddhista Christina Feldman affronta una discussione utile e dettagliata di cosa sia il desiderio. L’autrice chiarisce che esistono quattro tipi di desideri, tre dei quali non sono causa di sofferenza. Sono, infatti, desideri che l’uomo può soddisfare.

Il primo desiderio è rivolto alla cura di sé, un bisogno fondamentale (mangiare cibo sano, volersi lavare i denti dopo i pasti, dormire un numero adeguato di ore, meditare, ecc.). Questo tipo di desideri non lasciano un residuo mentale e sono soddisfabili.

Il secondo è un desiderio buono, il desiderio di libertà, di connessione e di pace. Questi desideri possono rappresentare una rivoluzione nella nostra vita, una lotta per la libertà. Ci ispirano e motivano. Danno forma e direzione alla vita di ognuno di noi e ci ricordano che i semi della libertà vivono dentro di noi.

Il terzo è un desiderio spirituale, il desiderio di aiutare gli altri, di guarire il nostro cuore, di trovare rifugio in valori importanti, un desiderio di sincerità e compassione rivolto a noi stessi e agli altri. Questo desiderio è molto importante perché sveglia il cuore degli esseri umani.

Tutti e tre questi desideri sono soddisfabili.

Solo il quarto desiderio, craving, un desiderio improvviso e incontrollabile verso qualcosa, ad esempio cibo, alcool, droga, può portare enorme sofferenza. Il craving, come atteggiamento, non ha fine. Il craving consiste nell’assaporare qualcosa e abusarne. È una sete inesauribile che si contagia in tanti aspetti. Il craving può esistere anche nello yoga come desiderio di voler fare di tutto per ottenere una postura perfetta.

Il craving, se rivolto al corpo, ci spinge a lavorare in maniera incontrollata per farlo assomigliare a quello di qualcun altro, ma può focalizzarsi anche su aspetti lavorativi, di vita oppure sulle relazioni affiché diventino immagini fedeli di altre vite, relazioni, performances lavorative non nostre.

 

Il craving causa sofferenza perché porta con sé inevitabilmente un senso di insufficienza verso noi stessi e quello che abbiamo. Non ci permette di provare una completezza interiore con quello che siamo e con quello che abbiamo. Il craving presuppone che la gioia risieda in qualcosa fuori da noi stessi. Il craving inoltre ci porta a essere catturati dal tentativo di volere o essere ciò che non abbiamo o non siamo, secondo il pilota automatico, questo induce uno stato continuo di stress legato alla paura del giudizio altrui.

Molti survivor combattono costantemente con un senso di inadeguatezza, credono di non essere abbastanza, di non fare abbastanza, di non sapere abbastanza, di non provare abbastanza. E questo atteggiamento, spesso, viene esteso anche nello yoga.

A volte, sentono di non valere perché non hanno alcuna ambizione o scopo nella vita.

Lo yoga è come il mare. Va su e giù. Ci sono giorni in cui sei forte, puoi stare in un’asana per tanto tempo. Poi ci sono giorni in cui crolli immediatamente. Ci sono giorni in cui le ginocchia proprio non reggono. Ci sono giorni in cui a malapena ti reggi in piedi. Non c’è dubbio che lo yoga cambi di continuo, come noi e ogni cosa nella nostra vita.

 

Lo yoga vi aiuterà a prefiggervi l’obiettivo dello stare nel qui e ora, di credervi meritevoli, di valore, apprezzando come il vostro corpo si sente, man mano che progredirete negli esercizi.

È ancora più importante desiderare libertà, pace e giustizia, cercare un rifugio e una guida.

Pensiamo alla posizione di tadasana, la posizione in piedi dove tutto comincia.

Tadasana può essere assunta sia con i piedi leggermente aperti ma anche chiusi. Immaginiamo di avvicinare i piedi, di stare fermi in tadasana e prendere le caratteristiche di un albero o di una montagna.

Gli alberi traggono origine dal desiderio di diventare solidi, attraverso la terra, l’acqua, il sole, e in questa robustezza sentirsi al sicuro dal vento e dagli eventi atmosferici.

Gli alberi non cercano più acqua, terra o riparo di quello di cui hanno bisogno. Non desiderano più di quanto gli serve, non hanno quindi il craving.

Siate come un albero con i vostri desideri. Cominciate dalla terra e costruitevi verso l’alto.

Riferimenti

  • Thompson, B. (2014). Survivors on the yoga mat. North Atlantic Books.

Autore/i dell'articolo

Dott.ssa Antonella Montano

Dott.ssa Antonella Montano

  • Fondatrice e Presidente della Onlus Il Vaso di Pandora, la Speranza dopo il Trauma.
  • Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
  • Fondatrice e Direttrice dell’Istituto A.T. Beck per la terapia cognitivo-comportamentale di Roma e Caserta
  • Fondatrice e Vicepresidente CBT-Italia – Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale
  • Certified Trainer/Consultant/Speaker/Supervisor dell’ACT (Academy of Cognitive Therapy)
  • MBSR teacher. Expert Yoga Trauma teacher certificata Yoga Alliance®-Italia/International
  • Membro dell’IACP (International Association of Cognitive Psychotherapy)
  • Membro dell’ESTD (European Society for Trauma and Dissociation)

Dott.ssa Roberta Borzì

Dott.ssa Roberta Borzì

  • Componente del comitato scientifico della Onlus Il Vaso di Pandora, la Speranza dopo il Trauma.
  • Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.
  • Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR.
  • Socio Fondatore CBT-Italia – Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale.

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