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Un saluto zulu

Trauma

 

Il saluto Zulu Sawubona può essere tradotto come “ti vedo” e la risposta Ngikhona può essere tradotto come “sono qui”. In alcune culture indigene, l’intenzione è quella di fermarsi e scambiarsi uno sguardo profondo per riconoscere e riflettere l’umanità dell’altra persona.

Essere non visto, non riconosciuto è come non esistere.

In queste comunità, non si tratta di un saluto metaforico, ma assume significato di un’esperienza vera. Implicito in questo saluto è il senso che chi mi vede essere in un certo modo richiama quell’aspetto di me. Le lenti di questa particolare percezione invitano l’altro a manifestare quelle qualità. È così importante per noi stare in connessione con gli altri che, spesso senza consapevolezza, forgiamo il nostro sé malleabile intorno al modo in cui siamo visti da una persona.

Un modo di dire Zulu recita così: Umuntu ngumuntu nagabantu, che vuol dire “una persona è una persona perché viene vista dagli altri”.

Riferimenti

  • Badenoch, B. (2017). The Heart of Trauma. W W Norton & Co

     

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