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Riconoscere i sintomi di un trauma in un bambino di età prenatale

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Vi è una convinzione, tutta sbagliata, secondo la quale i neonati non ricordano, per cui se qualcosa accade quando il bambino è ancora nella pancia della mamma o nella primissima infanzia, l’impatto sarà attenuato o non ci sarà affatto.

In realtà quello che succede a un bambino nel periodo fetale fino ai due anni di vita creerà, secondo Levine, la base su cui si innesterà ogni sistema corporeo, dall’espressione alla regolazione delle emozioni, al sistema immunitario, all’elasticità del sistema nervoso, fino a tutti quei meccanismi di autoregolazioni, preposti a funzioni importantissime, come la secrezione di ormoni, la regolazione della temperatura corporea, ecc.

Il bambino quando è nella pancia della mamma, o nei primissimi anni di vita, è impossibilitato a fuggire a ciò che gli accade intorno, si tratti di litigi rumorosi, violenze alla mamma, farmaci o droghe assunte dalla mamma o ai suoi cambiamenti di umore. Il bambino dovrà avere molti adattamenti quando questi stimoli esterni lo raggiungeranno, anche attraverso la pancia della mamma. E così si è potuto vedere che il bambino si divincola, i muscoli si irrigidiscono, l’apparato digerente si contrae, il dorso si inarca, fin quando crolla in uno stato di apatica rassegnazione.

Anche il cervello in crescita si organizza per essere più reattivo al pericolo che sente, a spese dello sviluppo delle aree limbiche e corticali che sono, invece, preposte a modulare le azioni e gli impulsi.

È facile immaginare quanto tutto questo porti delle conseguenze future sullo sviluppo emotivo e comportamentale del bambino, oltre che sui sistemi ormonali e immunitari, perché il bambino è esposto in maniera prolungata a un ambiente stressante.

Di tutto questo, però, ci si accorgerà negli anni dopo, ad esempio all’ingresso nella scuola, dove il bambino avrà disturbi del comportamento, iperattività, ansia, depressione, dissociazione.

E’ importante ricordare che “il primo ambiente di vita che plasma attivamente il cervello umano è l’utero. Quando ancora i primi sorrisi e le prime bizze sono di là da venire, l’utero ospita una danza interattiva fra la madre e il feto, sul piano biologico e neurobiologico. Da oltre mezzo secolo sappiamo che ciò che agisce sulla madre in gravidanza agisce sul bambino. Già nel 1934, Sontag e Wallace, usando misure molto rudimentali dell’attività cardiaca e respiratoria della madre e del feto, scoprirono che quando una paziente incinta era perseguitata dal marito psicotico, il bambino entrava in allarme insieme alla madre” (Robin Karr-Morse e Meredith S. Wiley, Ghosts from the Nursery: Tracing the Roots of Violence, The Atlantic Monthly Press, New York, 1997, p.91 in Levine, P.A., Kline, M. 2007. Il trauma visto da un bambino. Astrolabio, p.42)

Riferimenti

  • Levine, P.A., Kline, M. (2007). Il trauma visto da un bambino. Astrolabio
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