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I comportamenti di evitamento

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Gli eventi traumatici sono esperienze di apprendimento molto potenti. Il nostro istinto di sopravvivenza ci motiva a evitare situazioni che ci hanno danneggiato nel passato. Quando il nostro cervello sente la possibilità di pericolo, sperimentiamo un’ondata di pensieri, emozioni e sensazioni fisiche disturbanti insieme al naturale impulso a stare lontani da qualsiasi cosa ci causi disagio.

Come sappiamo, una risposta di attacco, fuga o congelamento che è stata distrutta dall’esperienza traumatica è soggetta a falsi allarmi. Quando i nostri trigger causano questi falsi allarmi, reagiamo con l’evitamento, la fuga o i comportamenti di sicurezza. Visto che questi comportamenti ci procurano immediato sollievo dal disagio intenso, possono essere incredibilmente rinforzanti rendendo così più probabile che vengano ripetuti nel futuro. Anche se questi comportamenti possono apparire differenti in superficie, tutti assolvono la medesima funzione di portare sollievo temporaneo dal percepito pericolo.

Magari sei consapevole delle cose che eviti attivamente che ti ricordano il trauma, come persone, luoghi, attività, ma l’evitamento può influenzarti anche in modi molto più sottili, come aspettare in macchina mentre il tuo partner fa la spesa, comprare qualcosa in un negozio di sera tardi quando è vuoto, ecc. Anche l’isolamento può averti colpito. Magari hai cominciato a trascorrere una sempre maggiore quantità di tempo nella tua stanza da solo, evitando di uscire o di incontrare persone.

Un’altra forma di evitamento è l’uso di sostanze come l’alcool per gestire l’ansia quando familiari o amici vengono a casa o quando senti il bisogno di bere per rilassarti a fine giornata. L’uso di sostanze è un tipo di evitamento perché ti permette di entrare in una situazione evitando però di sperimentarla realmente, oppure ti consente di scappare dai ricordi dolorosi e dalle reazioni emotive.

Gli amici e i familiari possono offrire supporto chiedendoti della tua esperienza, ma qui l’evitamento consiste nel tuo rifiuto di parlare o persino di pensare al trauma. Il tuo comportamento può confondere le persone intorno a te che possono persino sentirsi escluse dal tuo rifiuto di condividere i tuoi sentimenti. Possono avere anche difficoltà a comprendere perché alcune situazioni sono così disturbanti per te da farti sentire l’intenso bisogno di scappare o evitarle del tutto. Questo può essere complicato dal fatto che potresti non comprendere completamente le tue reazioni e i relativi trigger. Nel passato, potresti aver gradito le riunioni familiari e ora, invece, stai solo in un angolo e te ne vai il prima possibile, o semplicemente rimani a casa mentre il resto della famiglia va.

I comportamenti di fuga sono esattamente quello che richiamano. Usi la fuga per uscire da una situazione stressante. Magari ti rinchiudi nel garage se i tuoi figli hanno invitato degli amici a casa o esci se hai avuto una discussione con il tuo partner.

Infine ci sono i comportamenti di sicurezza. Quando parliamo di comportamenti di sicurezza, non vogliamo intendere che essere al sicuro sia una brutta cosa. Certamente, è saggio chiudere la porta di casa la notte, porre attenzione a quello che ci circonda quando camminiamo in una grande città, o monitorare i nostri bambini che gattonano per essere sicuri che non si arrampichino sulla libreria. I tipi di comportamenti di sicurezza di cui parliamo in questa news sono comportamenti estremi ed eccessivi che usi per gestire i tuoi sintomi. Possono comprendere azioni tipo controllare ripetutamente le serrature, rifiutare che tuo figlio vada a giocare a casa di altri bambini, o portare un coltellino svizzero sempre dietro, anche se stai andando in bagno per pochi minuti.

Riferimenti

  • Campbell, L. (2018). Behavioral Activation for PTSD. A Workbook for men. Althea Press

Autore/i dell'articolo

Dott.ssa Antonella Montano

Dott.ssa Antonella Montano

  • Fondatrice e Presidente della Onlus Il Vaso di Pandora, la Speranza dopo il Trauma.
  • Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
  • Fondatrice e Direttrice dell’Istituto A.T. Beck per la terapia cognitivo-comportamentale di Roma e Caserta
  • Fondatrice e Vicepresidente CBT-Italia – Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale
  • Certified Trainer/Consultant/Speaker/Supervisor dell’ACT (Academy of Cognitive Therapy)
  • MBSR teacher. Expert Yoga Trauma teacher certificata Yoga Alliance®-Italia/International
  • Membro dell’IACP (International Association of Cognitive Psychotherapy)
  • Membro dell’ESTD (European Society for Trauma and Dissociation)

Dott.ssa Roberta Borzì

Dott.ssa Roberta Borzì

  • Componente del comitato scientifico della Onlus Il Vaso di Pandora, la Speranza dopo il Trauma.
  • Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.
  • Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR.
  • Socio Fondatore CBT-Italia – Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale.

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