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Eteronormatività e violenza domestica: perché mancano servizi antiviolenza per la popolazione LGBT+?

Eteronormatività E Violenza Domestica: Perché Mancano Servizi Antiviolenza Per La Popolazione LGBT+?

Un sondaggio condotto da ArciLesbica Roma, ‘Eva contro Eva’, che ha analizzato la percentuale di vittime lesbiche di violenza domestica (Arcilesbica, 2011), afferma:
“La violenza domestica tra coppie dello stesso sesso si verifica in percentuali simili a quelle della violenza tra coppie eterosessuali”.

Un simile risultato è stato confermato da una review del 2018 pubblicata su Frontiers in Psychology e condotta da alcuni ricercatori del dipartimento di psicologia dell’Università di Torino.
Secondo questi ultimi, “nonostante il mito che la violenza del partner intimo (IPV) sia esclusivamente una questione delle relazioni eterosessuali, molti studi hanno rivelato l’esistenza dell’IPV tra le coppie lesbiche e gay, e la sua incidenza è comparabile a o più alta di quella presente tra le coppie eterosessuali.” (Rollè et al., 2018).

Come mai dunque, seppur presente, non si parla di violenza domestica in ambito LGBT+? Secondo Rollè e colleghi riconoscere e ammettere l’esistenza di violenza domestica nelle coppie omosessuali potrebbe essere rischioso per la stessa comunità LGBT+. Si vedano in proposito le strumentalizzazioni che l’omicidio di Luca Varani ha causato contro la comunità LGBT+: la parte più conservatrice del nostro paese e dei giornalisti ha infatti sfruttato la vicenda per diffondere falsità, come l’idea che i gay siano più violenti degli eterosessuali.

Sul piano puramente numerico è poi comprensibile come mai le persone LGBT+, attestandosi tra il 2 e il 6% della popolazione, non vengano viste come in grado di subire violenza domestica, essendo una percentuale interna a quella già piccola del 2% difficilmente individuabile.
In più, i casi di violenza domestica in ambito LGBT+ spesso passano per risse tra amici o conoscenti, e come tali vengono calcolate, anziché come violenza in ambito affettivo.

Ulteriori criticità che si frappongono alla  visibilità delle vittime LGBT+ sono il mancato coming out, l’eventuale sieropositività propria o del partner, e la minaccia da parte del partner violento di rivelare l’orientamento sessuale della vittima o il suo stato di salute, o addirittura di contagiarlo. In aggiunta, gli individui LGBT+ possono esperire ulteriori traumi se esposti a omo-bi-transfobia da parte delle forze dell’ordine, cui necessariamente devono rivolgersi per agire sul piano legale.

L’idea che però maggiormente trattiene le vittime LGBT+ dal venire allo scoperto è l’adesione al paradigma di genere. Citando le parole di Dutton (2010), “il paradigma di genere è l’opinione diffusa che la maggior parte della violenza domestica (DV) sia perpetrata da maschi contro femmine (e bambini) al fine di mantenere il patriarcato. Basata sulla sociologia funzionalista, è stata la prospettiva prominente sulla DV in Nord America e in Europa occidentale, influenzando la politica di giustizia penale sulla DV, la comprensione giuridica della DV, la disposizione giuridica dei perpetratori di DV a gruppi psicoeducativi, e le decisioni sull’affidamento. Le prove prodotte dalla ricerca contraddicono ciascun principio fondante di questo sistema di credenze […]. Il paradigma di genere è un sistema chiuso, che non risponde ai grandi insiemi di dati di disconferma, e prende una posizione antiscientifica”.
Questa teoria del patriarcato nell’ambito della violenza domestica – ci spiegano inoltre Rollè e colleghi – fa sì che la violenza domestica in coppie lesbiche venga spesso, soprattutto in ambito femminista, scartata come impossibile (vista l’incongruenza dovuta all’assenza di un uomo nell’equazione) o impropriamente spiegata con l’interiorizzazione tra le donne lesbiche di misoginia e omofobia, che sarebbe proiettata sulle partner in quanto donne e in quanto omosessuali. Chiaramente una simile ipotesi risulta a dir poco forzata.

Dunque, superare il paradigma di genere, estendere i servizi, i centri e i rifugi antiviolenza alle vittime LGBT+, iniziando a citarle esplicitamente nelle campagne di prevenzione e sensibilizzazione, è l’unico modo per superare questo stallo e permettere così a queste vittime silenziose e invisibilizzate di poter tornare a vivere una vita dignitosa.

 

News a cura di :     Alberto Infante

Riferimenti

  • Arcilesbica. Eva Contro Eva: I Convegno Sulla Violenza di Genere, 3–17. Arcilesbica Roma, 2011.
  • Dutton D.G. The Gender Paradigm and the Architecture of Anti-science. Partner Abuse, 2010; 1(1), 5-25.
  • Rollè L, Giardina G, Caldarera AM, Gerino E, Brustia P. When Intimate Partner Violence Meets Same Sex Couples: A Review of Same Sex Intimate Partner Violence. Front Psychol. 2018 Aug 21;9:1506.
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