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Come tradurrà il bambino in esperienza, parole, memoria implicita ed esplicita il vivere un attaccamento disorganizzato

Si è teorizzato il costruirsi del cosiddetto “triangolo drammatico”: immaginiamo tre “ruoli” diversi tra loro, il “salvatore” il “persecutore” e la “vittima”. I protagonisti, ovvero il bambino e la sua figura di attaccamento, possono oscillare in ognuno di questi tre ruoli, anche all’interno dello stesso “evento”. Pensiamo a quanto “drammatico” e destabilizzante possa essere tutto ciò: Un bambino che sente se stesso come salvatore, ma anche vittima, ma anche persecutore, di una figura di attaccamento che viene percepita a volte come salvatore al tempo stesso come vittima e peggio ancora come persecutore. Approfondiamo qui di seguito, in maniera dettagliata e più specialistica le complesse dinamiche di queste “figure” che si alternano:

Il bambino, a partire da una memoria implicita della figura di attaccamento che lo accoglie con espressione di paura, può costruire una rappresentazione di sé come causa della paura che vede nell’altro (sé “persecutore”, Figura di Attaccamento “vittima”), ma anche, e simultaneamente, una rappresentazione dell’altro come malevolo, e come responsabile della paura sperimentata (sé “vittima”, F di A “persecutore”).

Inoltre il bambino, a partire dalla stessa sequenza registrata nella memoria implicita, può rappresentare sé come “vittima” e l’altro come “salvatore” (la F di A accoglie il bambino, sia pure con espressione di paura), e persino sé come salvatore e la F di A come vittima (il genitore traumatizzato, che accoglie il bambino mentre rievoca con paura un trauma non elaborato, verrà facilmente confortato dalla tenerezza che di solito induce il contatto con un bambino).
Infine, il bambino potrà rappresentare tanto sé quanto la F di A come vulnerabili, spaventati ed impotenti di fronte ad un invisibile, e perciò stesso tanto più minaccioso, pericolo (sé “vittima”, F di A “vittima”).

Dunque, si può intuire che l’esperienza di essere accudito da un genitore frightened/frightening si riflette in una tendenza a costruire rappresentazioni di sé-con-l’altro nell’attaccamento che sono molteplici e reciprocamente incompatibili, mutando continuamente fra le polarità rappresentative drammatiche del “salvatore”, del “persecutore” e della “vittima”.

BIBLIOGRAFIA

Liotti G., Farina B. Sviluppi Traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa. RAFFAELLO CORTINA EDITORE. Anno 2011