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L’attaccamento: descrizione

 

La biologia evoluzionista e l’etologia dimostrano che la vita sociale dell’uomo si sviluppa, nel corso dell’evoluzione, attraverso la comparsa progressiva di sistemi funzionali, cioè sistemi di controllo del comportamento sociale, che mediano diversi tipi di interazione.

I principali sistemi di regolazione delle interazioni sociali sono:

 

  1. SISTEMA DELL’ATTACCAMENTO, che regola la ricerca di vicinanza protettiva ai conspecifici (ovvero ai nostri simili) quando ci si trova in condizioni di sofferenza, pericolo e vulnerabilità;

 

  1. SISTEMA DELL’ACCUDIMENTO, predispone ad accogliere le richieste di vicinanza protettiva del conspecifico (ovvero di un nostro simile) ed organizza le offerte di conforto, aiuto e protezione;

 

  1. SISTEMA AGONISTICO, controlla la competizione per il rango sociale di dominanza o subordinazione (ovvero ci predispone a riconoscere e mettere in atto una sorta di scala gerarchica sociale nella quale ricopriamo un nostro ruolo);

 

  1. SISTEMA SESSUALE, regola la formazione della coppia attraverso il corteggiamento ed il coito;

 

  1. SISTEMA COOPERATIVO, organizza i comportamenti finalizzati a conseguire un obiettivo comune.

 

 

Questi sistemi sono innati, e agiscono fin da subito nella nostra vita, agiscono a maggior ragione nella vita di un bambino nei primi anni del suo sviluppo cognitivo ed emotivo: in risposta quindi a dei segnali anche non verbali emessi dal genitore, il bambino risponderà con messaggi allo stesso modo non verbali ma con un alto contenuto emotivo.

 

Queste esperienze emotive sono parte integrante del rapporto di relazione che stiamo costruendo che sarò organizzato secondo dei sistemi funzionali, tra questi uno importantissimo quello dell’attaccamento.

 

L’attaccamento è quindi un sistema biologico, che consente al bambino di crescere, diventare adulto, riprodursi e così mantenere e trasmettere il proprio patrimonio genetico.

I Comportamenti innati

L’attaccamento si manifesta con una serie di comportamenti innati (il sorridere, il piangere, la suzione, la prensione) che hanno lo scopo di mantenere il più possibile la vicinanza alla figura di accudimento.

La teoria dell’attaccamento è stata ideata da John Bowlby, un medico e psicoanalista inglese, nella prima metà del ‘900, con l’obiettivo di spiegare proprio il legame del bambino alla madre.

Bowlby riteneva che il bambino assimilasse un  preciso modello di attaccamento che se sicuro gli permetterà di esplorare il mondo,  di creare relazioni positive con gli altri, di separarsi dalle figure di attaccamento in maniera migliore rispetto a chi ha assimilato un modello di attaccamento insicuro.

Bowlby, per la formulazione della sua teoria dell’attaccamento, ha utilizzato le evidenze scientifiche provenienti da altri campi della scienza, primo fra tutti l’etologia (scienza che studia il comportamento animale).

Harry Harlow dimostrò (1961) con i piccoli di scimmia che l’attaccamento è una forma di legame indipendente dalla necessità del piccolo di ricevere nutrimento. Creò, per l’appunto, una situazione sperimentale nella quale piccoli di scimmia erano allevati da fantocci o di stoffa o completamente metallici, ricevendo nutrimento però da uno solo dei due fantocci e studiando le differenti risposte dei piccoli. Questi esperimenti permisero di osservare che i piccoli che nella situazione sperimentale erano nutriti dal fantoccio metallico, pur ricevendo nutrimento da questo, utilizzavano la “madre” di stoffa come fonte di protezione e accudimento a cui fare ritorno nel momento del pericolo.

BIBLIOGRAFIA

Bowlby J. Una base sicura- applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento CORTINA EDITORE. Anno: 1996

Liotti G., Farina B.  Sviluppi Traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa. RAFFAELLO CORTINA EDITORE. Anno 2011