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I 4 pattern dell’attaccamento infantile

Attraverso la Strange Situation è stato possibile identificare quattro pattern di attaccamento infantile. In questa procedura il bambino con la madre viene introdotto in una stanza piena di giocattoli. In diversi momenti il bambino viene lasciato solo oppure in compagnia di un estraneo per poi farlo ricongiungere con la madre per studiarne il comportamento.

L’attaccamento può essere SICURO oppure INSICURO, nel caso di attaccamento di tipo INSICURO questo può essere EVITANTE o AMBIVALENTE. Esiste anche un tipo di attaccamento che prende il nome di DISORGANIZZATO che è stato identificato solamente più tardi.

Questi stili di attaccamento possono essere quindi divisi o sulla base della sicurezza/insicurezza oppure sulla base dell’organizzazione/disorganizzazione. Anche stili di attaccamento insicuri come l’evitante sono caratterizzati da una organizzazione delle risposte, a differenza dello stile disorganizzato che presenta un insieme incoerente di risposte. Dalla ricerca emerge che tra i fattori più importanti nello sviluppo di uno stile di attaccamento sicuro, di certo c’è la “sintonizzazione” tra madre e bambino, ovvero quella capacità che permette alla madre di “entrare” nella mente del figlio, comprendere i suoi bisogni e di rispondere in maniera adeguata.
Vediamo adesso nel dettaglio ogni stile di attaccamento, facendo un parallelismo tra bambino e genitore.

Correlati ad ogni descrizione troverete alcuni stralci di intervista a Daniel Siegel, professore di Psichiatria Clinica alla UCLA School of Medicine e direttore dell’ Institute of the Mindsight, in cui spiega i comportamenti presenti nel bambino e nel genitore in ogni stile di attaccamento.

1) SICURO (B): il bambino protesta vivacemente al momento della separazione dalla figura di attaccamento, continuano a cercarla durante la sua assenza, e si calma prontamente alla riunione con lei.

Tale bambino appare determinato e sicuro nella sua ricerca del genitore, e anche sicuro del conforto che questi gli offrirà al momento del ricongiungimento.

Avrà un genitore che all’Adult Attachment Interview (AAI) è risultato appartenere alla categoria FREE (F), libero, per la caratteristica libertà di riflessione, argomentazione e ricordo della propria infanzia; il suo discorso è risultato coerente durante la descrizione delle esperienze di attaccamento, è attento alle domande dell’esaminatore, dà segni di considerare il proprio stato mentale tenendo conto dello stato mentale dell’esaminatore.
Considera il bisogno umano di cura e di protezione come adeguato e normale. Non necessariamente racconterà episodi felici, è possibile che racconti episodi traumatici. Non necessariamente tali adulti, da piccoli avevano un pattern di attaccamento (B), ma ciò che emerge al momento dell’AAI è che lo stato mentale relativo all’attaccamento è sicuro.

Dallo stato mentale dell’adulto si può prevedere il pattern di attaccamento del bambino e viceversa, ciò dimostra la trasmissione intergenerazionale ma può capitare che tale trasmissione si interrompa ed evolva in modo positivo per avvenuta presa di consapevolezza.

2) INSICURO/EVITANTE (A): il bambino che appartiene a questa categoria reagisce con apparente indifferenza alla separazione dalla figura di attaccamento.

L’indifferenza è apparente perché è possibile dimostrare, attraverso la registrazione della frequenza cardiaca che è presente una notevole attivazione emozionale, non desumibile dal comportamento perché ipercontrollata o repressa dal bambino.

Nel momento della riunione, questi bambini non solo mantengono la loro apparente indifferenza, ma tendono attivamente a evitare il contatto fisico, e talora solo il contatto di sguardi, con il genitore.

Questo pattern di attaccamento è contrassegnato con la lettera A perché è stato il primo ad essere identificato, è chiamato evitante, per la sua marcata caratteristica comportamentale, che è appunto l’evitamento della figura di attaccamento, da parte del bambino al momento della riunione.

E’ stato dimostrato che l’attaccamento di tipo (A) è legato ad un comportamento respingente da parte della figura di attaccamento durante il periodo che va da circa otto mesi ai dodici mesi. I bambini evitanti rivolgono cioè la loro attenzione all’ambiente, in quanto probabilmente non hanno sentito disponibilità psicologica sufficiente da parte della figura di attaccamento.

Il protocollo delle figure di attaccamento all’AAI è molto piccolo ed anche se contiene aggettivi positivi, tali aggettivi non sono collegati a racconti di episodi piacevoli ma al contrario gli episodi raccontati sono spiacevoli. Quindi gli aggettivi positivi e la poca memoria portano a pensare ad una idealizzazione dei propri genitori anche se tendono poi a negare l’influenza esercitata dalle prime esperienze sul loro successivo sviluppo o sulla loro attuale personalità. La categoria a cui appartengono è definita DISMISSING (D), distanziati.

3) INSICURO/AMBIVALENTE (C): i bambini che hanno questo tipo di pattern di attaccamento mostrano un notevole disagio al momento della separazione dalla figura di attaccamento, piangendo rabbiosamente o lasciandosi andare ad attacchi di collera.

Al momento della riunione non riescono a farsi consolare e mostrano un comportamento resistente, oppure possono manifestare comportamenti passivi.

E’ chiamato ambivalente (il bambino sembra ambivalente nei confronti della figura di attaccamento, desiderandone la presenza ma anche rifiutando il conforto che dovrebbe derivare dal suo abbraccio) o resistente (per la caratteristica resistenza a ricevere conforto mostrata nel momento del ricongiungimento).

Il genitore del bambino ambivalente appare notevolmente problematizzato dalle proposte di riflessione sui bisogni di cura e di attenzione che sono continuamente implicate dalle domande dell’intervistatore durante la AAI.

Le figure di attaccamento all’AAI raccontano in maniera non organizzata e coerente, ma arrabbiata o passiva, e in qualche modo non risolta, numerosi ricordi riguardanti le loro esperienze di attaccamento; il quadro che forniscono non è chiaro e si rileva che esse sono ancora coinvolte nelle relazioni con le proprie figure di attaccamento in qualche modo ancora attive nei loro pensieri.

Tali atteggiamenti appartengono alla categoria (E) dall’inglese ENTANGLED,(invischiato), ovvero PREOCCUPIED (problematizzato), ad indicare che la figura di attaccamento del bambino C è ancora occupata a dirimere, senza successo, dubbi e intensi conflitti emozionali inerenti il valore dell’attaccamento. Sono rimasti prigionieri della relazione di attaccamento, lottano ancora per conquistare l’autonomia, o sono vinti in una resa passiva.

L’impressione globale è quella di trovarsi di fronte ad individui con una sottile confusione tra sé e il genitore e quando si avvicinano al proprio bambino lo fanno con un coinvolgimento non sereno.

4)DISORGANIZZATO (D): questo quarto pattern è caratterizzato da una notevole disorganizzazione del comportamento di attaccamento, sia al momento della separazione che dopo la riunione.

I bambini che mostrano questo pattern reagiscono alla separazione e al ricongiungimento con comportamenti contraddittori simultanei o in rapida successione.

Le loro risposte al momento della riunione possono andare dalla ricerca intensa di vicinanza a comportamenti marcati di evitamento; oppure, al ritorno della figura di attaccamento, mostrano spavento, stereotipie o comportamenti bizzarri; oppure possono deviare il loro cammino verso il genitore rientrato nella stanza per andare a porsi, all’improvviso, con la faccia rivolta alla parete.

La tipologia (D) è più comune tra i bambini abusati o figli di genitori con disturbi di natura depressiva.
Questi bambini falliscono nell’organizzazione del comportamento di attaccamento.

Il genitore del bambino disorientato-disorganizzato appare impegnato nell’elaborazione problematica di eventi luttuosi o traumatici che hanno costellato la propria esperienza con l’attaccamento. Poiché le caratteristiche salienti nelle interviste dei genitori dei bambini D riguardano la mancata elaborazione di traumi e/o lutti, il loro atteggiamento è denominato UNRESOLVED.

Il bambino con attaccamento disorganizzato-disorientato si è trovato, nel corso del suo primo anno di vita, ad interagire con un genitore turbato dal continuo e frammentario emergere alla coscienza di dolorose, e spesso terrorizzanti, memorie relative a lutti e traumi, la frammentarietà e compulsività nella rievocazione di un lutto o di un trauma è uno dei principali contrassegni della sua mancata elaborazione.

Ciò conduce il genitore ad assumere atteggiamenti ed espressioni di dolore, paura, o talora improvvisa e immotivata collera, mentre risponde alle esigenze di attaccamento del bambino. Tali emozioni espresse dal genitore non possono che spaventare il bambino, tanto più che un piccolo di pochi mesi non può comprendere il loro motivo e la loro origine (motivo e origine, fra l’altro, di cui il genitore unresolved è spesso a sua volta inconsapevole o solo semiconsapevole).

Si crea così una particolare condizione di circolarità paradossale nell’attivazione del sistema di attaccamento del bambino: la paura lo spinge a cercare la vicinanza del genitore, regola innata del sistema di attaccamento, mentre è il genitore stesso che lo spaventa. C’è qui la base per una iperattivazione del sistema di attaccamento. E’ stato ipotizzato che proprio tale attivazione senza via di uscita possa eccedere le capacità di attenzione e coscienza del bambino, portandolo a quel peculiare disorientamento, attenzione dispersa, perdita di finalità dell’azione, espressioni che suggeriscono uno stato alterato di coscienza.

Mary Main, ha dimostrato come la disorganizzazione può esprimersi con modalità molteplici, ma accomunate dalla presenza simultanea, o in rapida successione, di azioni fra loro incompatibili o dotate di finalità inconciliabili, come il manifestare una condotta priva di orientamento o finalità.
Questi bambini ci appaiono disorientati, potremmo impropriamente dire distratti, quasi isolati in se stessi e distaccati dal mondo che li circonda.

Sono anche considerati casi di attaccamento disorganizzato quelli in cui i bambini si muovono verso la figura di attaccamento con la testa girata in un’altra direzione, in modo da evitarne lo sguardo, o quelli in cui la richiesta di vicinanza è immediatamente seguita da chiare manifestazioni di paura, di immobilità improvvisa o di fuga.

Non di rado l’esecuzione di azioni in cui la tendenza all’avvicinamento e tendenza all’allontanamento coesistono, si notano anche espressioni del volto e posture che suggeriscono l’esperienza di alterazioni funzionali dell’attenzione e della coscienza, simili a quelle osservabili negli stati di trance, una sorta di autoipnosi denominata FREEZING, congelamento.

BIBLIOGRAFIA

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