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Neurobiologia - Conclusioni

Molti aspetti della neurobiologia del PTSD, sia sul versante biologico che neuropsicologico, sono ancora sconosciuti, ma complessivamente siamo in grado di disegnare uno schema generale del complesso network cerebrale e neuroendocrino del PTSD.

Per una minoranza significativa della popolazione il trauma psicologico causato dall’esperienza di una grave minaccia, soprattutto se prolungata nel tempo, porta a una sindrome a lungo termine accompagnata da una compromissione funzionale grave e duratura nel tempo caratterizzata dall’alterazione di alcuni processi neurofisiologici soprattutto della memoria e dell’attivazione allo stress. I ricordi nelle persone che soffrono di PTSD possono essere frammentati, non accessibili o accessibili solo in parte. Possono essere caratterizzati da memorie invalidanti, dolorose e che le persone non riescono a gestire, spesso neanche a tradurre in parole, per questo spesso sono memorie fisiche, percettive, sensoriali, difficilmente verbalizzabili. Lo schema neurobiologico dei processi di riconoscimento, memorizzazione, attivazione, risulta compromesso, sia dal punto di vista strutturale che funzionale, portando chi soffre di PTSD ad avere una grave compromissione in una delle più grandi abilità intellettive dell’essere umano che è quella di integrare tra di loro le esperienze.

Tutte queste alterazioni della struttura e della biochimica dei network cerebrali portano effetti a lungo temine, ben oltre l’evento traumatico e la sua risoluzione, come una sorta di traccia fisica neuronale del danno subito.