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Definizione

Con l’espressione “violenza di genere” si indicano tutte quelle forme di abuso che riguardano un vasto numero di persone discriminate in base al sesso.
La parola “genere” è un concetto relativamente recente nelle scienze sociali: sebbene il termine sia stato introdotto per la prima volta nel 1955 dal sessuologo John Money bisogna attendere il 1970 per la sua diffusione, quando le teorie femministe hanno iniziato a promuovere la distinzione fra il sesso biologico e il costrutto sociale di genere. Se “sesso” rimanda alla natura biologica di maschio o femmina, e quindi alla dimensione corporea, secondo la teoria del genere, le persone nascono maschio o femmina ma solo successivamente imparano a essere uomini, donne o entrambi. Le percezioni di genere sono profondamente radicate, variano ampiamente all’interno e tra le culture, e possono cambiare nel tempo. Al loro sviluppo concorrono fattori biologici, come i livelli ormonali, e sociali, come la famiglia, il gruppo dei pari, le istituzioni e i mass media. Il genere, dunque, non è maschio o femmina né riguarda l’orientamento sessuale, ma fa riferimento alla personale identificazione nel maschile o nel femminile, o in entrambi, o in nessuno. E’ quindi relativo a qualità o caratteristiche che la società attribuisce a ciascun sesso – come norme, ruoli e relazioni tra e con i gruppi di donne e uomini.

In questa sede si fa riferimento alla violenza perpetrata nei confronti delle donne basata sul genere.

La violenza contro le donne è una grave violazione dei diritti umani e rappresenta un problema ampio e diffuso sebbene sia spesso trascurato o negato. È messa in atto con l’unico scopo di ottenere e mantenere il controllo sulla donna e occorre indipendentemente da orientamento sessuale, età, etnia e livello economico. Ha conseguenze negative nei confronti della donna, dei familiari e, in generale, di tutti quelli coinvolti direttamente o indirettamente.

Un’indagine Istat del 2015 (su dati del 2014) rivela che sono circa 7 milioni le donne che nel corso della propria vita hanno subìto una qualche forma di violenza (fisica, sessuale o psicologica, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà) e che le violenze più gravi sono perpetrate sia da partner attuali che da ex partner.
Negli ultimi cinque anni le violenze contro la donna si sono comunque ridotte del 2%. Sfortunatamente non è possibile stabilire se la diminuzione sia conseguenza della maggiore informazione e del lavoro sul campo, di una migliorata capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno o se, purtroppo, si sia trattato di un minor ricorso alla denuncia. A oggi, infatti, risulta che soltanto circa il 35% delle donne che hanno subìto violenza fisica o sessuale nel corso della vita ritiene di essere vittima di un reato.

La violenza di genere è un reato. Riconoscere i segnali di un rapporto violento è il primo passo per porvi fine.

VIOLENZA DI GENERE NELLA COPPIA: COME RICONOSCERLA?

Si è in una relazione violenta quando uno dei due partner domina e/o controlla l’altra persona. Gli strumenti psicologici dell’abusante sono l’intimidazione e lo scarico di responsabilità che possono originare nella vittima emozioni come paura, colpa e vergogna.

La violenza inizialmente agita mediante minacce, dirette o velate, può in seguito degenerare in azioni fisiche a danno della donna e/o di coloro che la circondano, con danni la cui gravità varia fino al femminicidio e quindi alla morte della vittima.
Se la relazione che stai vivendo adesso è violenta e mina la tua integrità fisica e psicologica, anche se i segni sono piccoli e difficilmente visibili all’esterno, è molto probabile che troverai vere alcune delle seguenti affermazioni:

• Hai paura del tuo partner per la maggior parte del tempo
• Eviti di dire o fare qualcosa per paura della reazione del tuo partner
• Ti senti sempre sbagliata verso il tuo partner
• Credi di meritare di essere ferita o maltrattata
• Pensi di essere pazza
• Ti senti impotente

Il tuo partner:

• Urla contro di te
• Ti critica e umilia
• Ti tratta così male che sei in imbarazzo di fronte ad amici o familiari
• Ignora o denigra le tue opinioni o successi
• T’incolpa del suo comportamento violento
• Ti vede come una proprietà o un oggetto sessuale, piuttosto che come una persona

• È spesso di malumore e imprevedibile
• Ti fa del male o minaccia di ferirti o ucciderti
• Minaccia di prendersi i vostri bambini o far loro del male
• Minaccia di suicidarsi se lo lasci
• Ti costringe a fare sesso
• Distrugge i tuoi oggetti personali

• È eccessivamente geloso e possessivo
• Controlla dove vai o cosa fai
• T’impedisce di vedere i tuoi amici o la famiglia
• Limita il tuo accesso al denaro, al telefono e alla macchina
• Ti controlla continuamente

Se riconosci te e il tuo partner in queste descrizioni è molto probabile che tu sia in una relazione violenta e che il tuo partner sia abusante.
L’abuso psicologico e l’uso della forza contro qualcuno danneggiano o possono mettere in pericolo la vita della persona.

TIPOLOGIE DI VIOLENZA

La violenza di genere comprende tutte quelle forme di violenza da quella psicologica e fisica a quella sessuale e atti persecutori come lo stalking, lo stupro, fino al femminicidio.

Le principali tipologie di violenza sono:

Violenza Fisica. È la forma di violenza più riconoscibile in quanto visibile e coinvolge l’uso della forza contro le vittime con conseguenti lesioni. Le azioni violente comprendono calci, pugni, spintoni, il sovrastare fisicamente, costringere nei movimenti e rompere oggetti come forma d’intimidazione, sputare contro, mordere, picchiare, soffocare, schiaffeggiare, minacciare con e/o usare armi da fuoco o da taglio e privare il soggetto di cure mediche. Si parla di abuso fisico anche quando l’abusante ha percosso un paio di volte la partner causando lievi ferite che non necessariamente richiedono una visita in ospedale.

Violenza Emotiva. La violenza emotiva è causata da persistenti insulti, umiliazioni e/o critiche che nel tempo possono distruggere il valore che la persona ha di sé. L’abuso emotivo è un tipo particolare di violenza per molte donne difficile da capire e da denunciare dal momento che si mantiene in superficie e non ci sono segnali fisici della sua azione. Ma le ferite, anche se non si vedono, sono profonde e minano la stima che la donna ha di se stessa. La violenza emotiva è infine associata ad altri tipi di abusi (fisico, psicologico, economico o sessuale) e spesso precede la violenza fisica.

Violenza Psicologica. Con violenza psicologica s’intende l’insieme di intimidazioni, minacce o comportamenti che incutono paura e che perseverano nel tempo. A differenza dell’abuso emotivo che mina il valore della donna, la violenza psicologica ha come strumento elettivo la paura e compromette anche la percezione di sicurezza che la donna ripone in sé e negli altri. Alcuni esempi di abuso psicologico sono: evitare che la vittima parli con altre persone se non sotto il permesso dell’abusante, non permettere alla vittima di lasciare l’appartamento, minacciare o ricattare la vittima di violenza quando è in disaccordo con il partner abusante, ecc. Sia la violenza emotiva che quella psicologica non sono da sole una condizione sufficiente per condurre ad azioni di violenza fisica, anche se spesso le precedono. Inoltre, la perdita del valore di sé unito alla paura del proprio partner e di rompere questo silenzio, rappresentano essi stessi una grave ferita.

Violenza Sessuale. L’abuso sessuale comprende lo stupro, le molestie, i contatti fisici non graditi e altri comportamenti umilianti ed è definito come qualsiasi situazione nella quale la donna si sente costretta a partecipare a un rapporto sessuale non voluto o percepito come degradante per la sua persona. Si è vittime di abusi sessuali, anche se si è stati costretti ad avere rapporti non protetti o ad abortire: quest’ultima forma di abuso è conosciuta come coercizione riproduttiva. L’abuso sessuale è frequente nelle relazioni violente nelle quali la donna perderebbe la libertà di esprimere il diritto di rifiutarsi e danneggia profondamente il valore di sé, la fiducia e il senso di sicurezza a causa del livello prolungato di paura al quale si espone. Per approfondimenti clicca qui.

Violenza Economica. Tra i tipi di violenza di genere, l’abuso economico è forse il meno ovvio e conosciuto. Può assumere diverse forme: ad esempio il partner potrebbe impedire la formazione o l’impegno lavorativo della compagna. L’abuso economico è molto comune in quelle famiglie in cui c’è un unico partner che gestisce le entrate e le uscite economiche o quando più semplicemente solo uno dei due lavora e l’altro è in una condizione di dipendenza forzata. Non avendo accesso al denaro se non tramite il partner violento, la vittima si sente completamente in balia dell’abusante. Questi infine potrebbe rifiutare di fornire soldi anche per acquistare i beni di prima necessità o altro ancora. L’abuso economico fa sentire la donna fallita e dipendente e, come le altre forme di abuso, mina il suo valore personale aumentando contemporaneamente l’erronea convinzione di avere bisogno del partner per sopravvivere poiché si ritiene priva delle risorse economiche e delle abilità per fronteggiare la vita.

Violenza Assistita. Qualsiasi atto di abuso (fisico, psicologico, emotivo, sessuale o economico) compiuto direttamente su figure significative adulte o minori, a cui si assiste direttamente, come testimoni, o indirettamente, percependone gli effetti negativi sul clima familiare. Questo tipo di violenza è un fenomeno purtroppo sottovalutato sebbene l’esposizione a episodi di abuso danneggi seriamente il benessere psico-fisico e le abilità d’interazione sociale del minore e dell’adulto. Al momento manca un sistema d’intervento e una normativa chiara in materia per la presa in carico e la tutela coordinata della donna vittima di violenza e dei testimoni degli abusi. Tale vuoto legislativo può far percepire questo tipo di violenza come meno preoccupante sebbene gli effetti sulla donna e sui testimoni rappresentino un grave danno come avviene per le altre forme di abuso.

IL CICLO DELLA VIOLENZA

La violenza di genere spesso si caratterizza per un’escalation di comportamenti che vanno da iniziali minacce e abusi verbali fino alla violenza agita, di tipo fisico e/o sessuale. Mentre il danno fisico può essere considerato il pericolo più evidente e immediato, le conseguenze emotive e psicologiche della violenza di genere sono altrettanto gravi e non vanno sottovalutate. I rapporti basati sull’abuso possono infatti minare l’autostima delle vittime, le quali riferiscono intensi vissuti di paura e ansia, vergogna e colpa che inducono la persona a sperimentare depressione, sensazione d’impotenza e disperazione.

Molte donne che subiscono gli abusi di un partner violento raccontano di vivere un ciclo ripetuto di tre fasi principali che sono la crescita della tensione, il maltrattamento vero e proprio e la luna di miele rappresentate nell’immagine sottostante. La luna di miele, sembra in qualche modo un ritorno al periodo iniziale del rapporto quando i partner si sono scelti: queste relazioni, infatti, iniziano sempre in modo positivo ed è proprio pensando ai primi momenti felici che le donne alimentano la falsa speranza che il partner cambierà.

Fase 1. Crescita della tensione. In questa fase, il partner può essere estremante critico, irascibile ed esigente. La donna prova a tenere sotto controllo la situazione tentando di calmare il partner o evitando di dire o mettere in atto azioni che potrebbero sollecitare la sua ira. Molte donne affermano di sentirsi come se “camminassero sulle uova”. Con l’aumento della tensione, i tentativi della donna possono perdere di efficacia mentre subentrano le minacce dirette o implicite da parte del partner accompagnate, ad esempio, da comportamenti scontrosi e silenzi ostili. Questo potrebbe già essere il momento giusto per chiedere un aiuto esterno, ad amici, familiari e/o professionisti (psicologi, forze dell’ordine, centri antiviolenza…).

Fase 2. Il maltrattamento. In questa fase il partner abusante perde il controllo e mette in atto il comportamento violento. L’azione può cominciare con insulti e minacce alle quali può seguire la violenza fisica: spinte, braccia torte, per poi arrivare a schiaffi, pugni e calci fino alla minaccia con oggetti contundenti o armi, o all’effettivo uso di questi. Al fine di segnare ulteriormente il proprio potere, l’abusante potrebbe ricorrere alla violenza sessuale. Infine, in seguito all’esplosione della rabbia, è possibile che provi una sensazione di rilascio della tensione della quale può divenire dipendente. Questo meccanismo rafforza il ripetersi del comportamento violento.
La donna in questa fase si sente completamente impotente nel controllare l’escalation della violenza del partner e potrebbe decidere di non reagire per paura. Dopo l’iniziale shock, può sentirsi responsabile della reazione violenta, come descritto nella successiva sottofase “scarico di responsabilità”, ed è possibile che neghi l’accaduto o minimizzi la sua gravità, rifiutandosi di rivolgersi alle autorità competenti per denunciare la violenza e i maltrattamenti o ritirando la denuncia qualora fosse partita.

Fase 3.
La luna di miele. Questa fase si divide in due sottofasi:

a) Colpa e Scuse. Dopo l’episodio di violenza, l’abusante potrebbe inizialmente sentirsi in colpa e chiedere scusa per il suo comportamento. In realtà è molto più preoccupato per se stesso e per la sua immagine. Sarà comunque amorevole, attento e mostrerà rimorso per la sua azione, chiederà perdono e prometterà di non farlo mai più, magari di andare in terapia e di fare di tutto per cambiare affinché la donna non si separi da lui, minacciando talvolta anche il suicidio.

b) Scarico di responsabilità. È molto comune che l’abusante si presenti con fiori o doni che sancirebbero il miglioramento avvenuto e la promessa di rinunciare a qualsiasi elemento “esterno a se stesso” in grado di instillare la tensione – come il bere, il lavorare troppo, una relazione extra-coniugale, la situazione economica, lo stress eccessivo, ecc. – tutti fattori che entrambi vorrebbero credere essere la “causa effettiva” dell’esplosione. Inoltre accade spesso che giustifichi la sua reazione attribuendo la responsabilità del suo comportamento alla donna che in qualche modo l’avrebbe provocato.

La fase della luna di miele è paragonabile a una trappola che inganna e incatena la vittima: la donna potrebbe interpretare il comportamento pentito dell’abusante come una promessa di un cambiamento imminente o come un ritorno al periodo felice dell’innamoramento, quando mai avrebbe immaginato di avere a che fare con un partner violento. Durante questa fase, la vittima spesso vede il proprio compagno come solo, bisognoso, disperato e ritiene di essere l’unica che può aiutarlo e salvarlo.
Nelle relazioni violente, questo ciclo si ripete ininterrottamente crescendo d’intensità e pericolosità. Col procedere della relazione la donna è sempre più in pericolo, la fase luna di miele diviene più breve mentre le altre due aumentano in frequenza e gravità e, se non interrotte in tempo possono, in casi estremi, condurre a gravi danni per la donna fino alla morte.

Nonostante questo, molte donne ancora decidono di non denunciare e di ritornare dal partner violento. Questo accade anche perché le vittime ritengono erroneamente che la situazione possa cambiare, che è stata colpa loro, che è ancora tutto sotto il loro controllo e che se faranno maggiore attenzione la prossima volta non succederà.

Nessuno invece dovrebbe sopportare questo tipo di dolore. Se hai riconosciuto di essere in una relazione violenta chiedi aiuto.