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Perché non riesco ad andare via?

Chiudere una relazione di violenza sebbene sia per molti l’unica decisione da intraprendere, per gli attori coinvolti sembra invece essere quella più difficile da perseguire. Chiunque abbia vissuto una relazione violenta o sta vivendo in questo momento una relazione con un partner abusante è possibile che abbia avuto in mente in qualche modo che l’unica soluzione alla sopravvivenza propria o dei cari di cui è responsabile sia la fuga. Eppure, solo l’idea nella pratica congela la vittima di violenza nella condizione del non fare, come se fosse spettatrice di una vita non sua. Perché non riesco ad andare via? La risposta a questa domanda coinvolge una serie di fattori di seguito riassunti.

La storia di vita. Il partner violento di cui la vittima di abusi pensa di essere innamorata sembra attivarle una dinamica patologica antica, rintracciabile nelle prime fasi della sua vita. Numerosi studiosi ritengono che genitori aggressivi verbalmente o anche fisicamente tra di loro e/o con il bambino stesso possono contribuire allo sviluppo di un sé indegno, che si percepisce causa delle reazioni aggressive. Il senso d’indegnità unito alla vergogna per l’umiliazione subita è probabile che un giorno possano condurre nell’adulto al desiderio di essere protetto dalle stesse braccia di chi qualche minuto prima l’ha abusato.

Il diniego. Spesso le donne vittime di violenza hanno difficoltà ad ammettere di essere state maltrattate o di aver subito abusi. Mentre neghiamo che ci sia un problema e facciamo finta che vada tutto bene in realtà stiamo rischiando la nostra vita ed eventualmente anche quella dei nostri figli. Molte donne giustificano il proprio compagno dicendo che “in fin dei conti non è così male” o che “quando è violento non è lui ma accade perché aveva bevuto troppo o preso qualche sostanza”. Noi tutte vogliamo credere che il nostro compagno sia una brava persona e la nostra relazione perfetta e spesso possono volerci anni di violenze di ogni tipo ed eventuali visite in ospedale prima che la donna si renda conto della sua condizione di vittima di violenze da parte del partner. La violenza sulla donna è un reato, non un incidente.

Le scuse e la speranza del cambiamento. Accade molto spesso che alla donna abusata il partner violento offra una serie di spiegazioni quali “Ti amo e ti prometto che non lo farò più”, “Sei tu che mi hai provocato”, “Non ti farei mai del male è successo solo una volta”, “Non sono io è solo un periodo di stress, non appena finirà sarò una persona migliore”, “Avevo bevuto non ero in me”. La donna potrebbe, in seguito al primo episodio di violenza, entrare in una spirale infinita caratterizzata dall’alternarsi di violenza e fasi di luna di miele, durante le quali il partner sembra calmare la compagna paventando un cambiamento realmente avvenuto, per esempio mostrando colpa e intenzione di farsi curare. L’illusione di questo cambiamento anestetizza la donna fino a quando inesorabilmente si ritroverà di fronte all’ira incontrollata del partner, atterrita e incredula per quello che ancora una volta accadendo.

La colpa. Le abilità manipolative del partner abusante è possibile rinchiudano la donna in una bolla di isolamento, macchiata dalla vergogna e da numerose colpe, verso di sé per l’incapacità ad andare via e per aver provocato l’ira e la violenza del partner, verso le persone delle quali dovrebbe prendersi cura per averle rese partecipi della violenza e nei confronti del partner quando è visto come malato e bisognoso.

Concludendo, se da una parte la storia di vita potrebbe influire sulla scelta di partner con determinante caratteristiche, la tendenza conservativa a voler gestire al meglio l’imprevedibilità e l’irascibilità del partner, il diniego, il senso di colpa per aver provocato in qualche modo la reazione violenza, la vergogna per aver permesso a se stessa e ai propri cari di essere testimoni di una simile atrocità e infine la promessa del cambiamento opacizzano la possibilità della donna vittima di violenza, ormai vulnerabile, a prendere la propria valigia, andare via e riprendersi la propria vita congelandosi tra quelle mura, prigioniera di un illusione.

Perché penso che sia tutta colpa mia?

Le vittime di violenza di genere hanno spesso il mito che in qualche modo l’abuso sia colpa loro, che lo hanno provocato, che lo meritavano o che sono comunque colpevoli. Queste credenze vengono rinforzate dall’abusante che attribuisce la colpa delle sue azioni alla vittima rendendola responsabile del proprio benessere fisico ed emotivo. In realtà non importa come ci si sente, ognuno di noi è comunque e sempre responsabile delle proprie azioni.

Perché credo di non poter vivere senza il partner?

In una relazione sana, l’autonomia e l’indipendenza dei partner sono in equilibrio e nessuno ha veramente bisogno dell’altro per vivere sebbene sia possibile ricoprire un ruolo importante all’interno della coppia. Diversamente, in una relazione patologica violenta i confini tra i due individui non sono bilanciati a causa di un eccessivo o di un ridotto stato di dipendenza: ritenere di non poter stare senza il proprio partner sebbene si leghi all’idea di amore romantico, non ha alcun fondamento poiché nasciamo equipaggiati delle risorse necessarie per vivere autonomamente e soprattutto senza il partner violento che, al contrario, potrebbe compromettere la nostra stessa vita.

Perché dice di amarmi?

Com’è possibile che il mio compagno, lo stesso che dice di amarmi, mi picchia? La dichiarazione di amore del partner violento è parte integrante del ciclo tipico della violenza di coppia che prevede una fase di tensione, una di maltrattamenti e una di luna di miele: durante la fase di luna di miele il partner violento può mostrarsi pentito del proprio comportamento, chiedere scusa e rinnovare il proprio amore alla partner abusata promettendo un cambiamento che il più delle volte non avviene. Anzi, in genere, se la donna decide di non separarsi, la fase della luna di miele durerà sempre meno, mentre si allungheranno divenendo più pericolose la fase di tensione e dei maltrattamenti. L’amore è ben altra cosa e si caratterizza per rispetto e cura reciproca e la violenza di qualunque tipo non ne fa assolutamente parte.

Perché continuo ad amarlo?

Le persone che non sono in una relazione abusante dichiarano spesso che se il proprio partner diventasse violento si separerebbero immediatamente. La realtà non sempre è così semplice: rimanere o ritornare in una relazione violenta può essere una decisione complessa sulla quale intervengono fattori di ordine psicologico (per esempio, traumi infantili, paure, ansia da separazione), economico (dipendenza economica dal partner abusante) e sociale (pressioni familiari e culturali). Inoltre può accadere che i sentimenti che la donna prova nei confronti del partner abusante non si estinguano immediatamente nonostante i maltrattamenti continui e il dolore provato. Le emozioni della separazione infatti hanno bisogno di tempo per essere elaborate, un tempo che spesso la donna non si concede perché incastrata dalle false promesse di cambiamento del partner o perché vittima delle colpe che le vengono manipolativamente attribuite e che invece alleggeriscono il partner delle proprie responsabilità. Inoltre, retaggi culturali che ritengono l’amore in grado di guarire ogni crisi e considerano il sacrificio necessario al buon funzionamento del rapporto, contribuiscono ancora oggi a rendere più difficile la scelta di separarsi anche quando si è vittime di violenza. Nell’ottica del rispetto dei diritti umani, l’amore verso il partner violento non è una condizione sufficiente per rimanere nella relazione e subire ulteriori abusi. Il dolore della separazione può essere superato con l’obiettivo di una vita sana accompagnata solo dalle persone che meritano di starci accanto.

Chi è l’abusante?

Il partner violento è difficile da individuare poiché non esiste un aggressore tipico. E’ possibile che in pubblico possa apparire amichevole e amorevole con il partner e con la famiglia mentre mette in atto le violenze solo a porte chiuse e, nei casi estremi, causa lesioni che possono essere nascoste e/o che non necessitano di un medico. In seguito alle violenza, l’abusante può chiedere scusa e mostrare rimorso adducendo una serie di giustificazioni per la sua azione.

L’abuso non è un incidente. La violenza non accade perché una persona è stressata, ha bevuto, ha usato droghe o è stata provocata. E’ un atto intenzionale che la persona agisce con il fine di controllare l’altra. Il partner violento ha imparato che abusando del proprio partner riesce a ottenere esattamente quello che vuole e continuerà a farlo. L’abuso può essere fisico, emotivo, psicologico ed economico.

I partner violenti hanno spesso una bassa autostima, non si prendono la responsabilità delle proprie azioni se non brevemente nella fase di riconquista dopo il maltrattamento e possono dare anche la colpa alla vittima della violenza.

Perché il partner violento non cambia?

Accade spesso che la persona che commette atti violenti all’interno della coppia prometta di cambiare o di non commettere più lo stesso errore. Purtroppo questo cambiamento non si verifica quasi mai: il partner violento infatti è probabile soffra di un grave disturbo di personalità narcisistico o borderline, potrebbe avere problemi con la regolazione della rabbia e degli impulsi, mancare di empatia e non essere in grado di mettersi nella prospettiva dell’altro. Per tutte queste ragioni, il partner violento difficilmente risolverà da solo o con l’aiuto della partner i propri problemi ed è necessario che chieda aiuto a un professionista prima di commettere azioni violente irreversibili.