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Definizione

La Dipendenza Affettiva, anche conosciuta come Love Addiction in memoria delle altre forme di dipendenza come quella da alcol, droghe, sesso e cibo, può essere definita come un tipo di relazione tra due individui che, nonostante comprometta il benessere psicologico e/o fisico dei partner, viene comunque mantenuta. In un rapporto siffatto, il dipendente affettivo può provare a ribellarsi tendando la strada della separazione ma il dolore della perdita, reputato inaccettabile, lo costringerebbe a rientrare nella dipendenza con l’aspettativa di un cambiamento che nella maggior parte dei casi non avviene. L’illusione che “questa volta sarà diversa” addormenta il dipendente affettivo in una relazione che provoca malessere fino a pregiudicarne, nei casi estremi, la vita stessa e cioè quando il rapporto degenera nella violenza perpetrata nei confronti del partner più debole.

Sintomi

In una relazione caratterizzata da dipendenza affettiva patologica, accade spesso che uno o entrambi i partner ritengano che l’altro sia in qualche modo responsabile della propria felicità o infelicità. Nel lungo termine, questo tipo di rapporti può compromettere il buon funzionamento della persona in aree importanti della vita come il lavoro o lo studio, gli amici e la famiglia.
I sintomi associati alla dipendenza affettiva patologica sono stress, ansia, pensiero ossessivo nei confronti del partner e depressione che, nei casi più gravi, possono condurre alla minaccia o alla messa in atto di azioni autolesionistiche e tentativi di suicidio.
Il requisito chiave della dipendenza affettiva patologica è l’incapacità degli attori coinvolti a uscire dalla relazione nonostante ne riconoscano le conseguenze negative e il malessere prodotto, oscillando tra alti e bassi a volte molto dolorosi.
La relazione che si verrebbe dunque a stabilire si caratterizza per l’alternanza di ruoli legati fra loro a doppio filo dallo stesso stato di dipendenza patologica.

Tipologie di dipendenza affettiva

La dipendenza affettiva patologica s’instaura nel momento in cui i protagonisti di tale relazione provano a soddisfare i propri bisogni attraverso un altro che invece non vuole o non può soddisfare quei bisogni. Questi bisogni possono oscillare da un’eccessiva dipendenza che rende l’altro necessario a un’altrettanta eccessiva autonomia che fa invece percepire l’altro come opprimente. Sulla base di questo criterio è possibile identificare tre forme di dipendenza affettiva:

• Dipendenza passiva
• Co-dipendenza
• Contro-dipendenza

Dipendenza passiva

La prima forma di dipendenza affettiva è quella del dipendente passivo. Il partner così definito ha una bassa considerazione di se stesso, e si pensa senza valore e incompetente; queste caratteristiche si riflettono nel suo principale bisogno di vicinanza e protezione e possono essere tipiche del Disturbo Dipendente di Personalità. L’altro, spesso idealizzato, servirebbe lo scopo di colmare questo bisogno ma nel farlo confermerebbe al dipendente passivo un’immagine di sé fragile e inadeguata. Al partner, ritenuto responsabile della propria felicità, il dipendente passivo richiede aiuto e continue rassicurazioni ed evita di esprimere disaccordo, accettando ad esempio eventuali comportamenti maltrattanti, sottomettendosi o, tuttalpiù, mettendo in atto reazioni passivo-aggressive con l’aspettativa irrealistica di motivare ancora una volta vicinanza e accudimento. Il partner sarebbe dunque sobbarcato dalle continue richieste di presenza del dipendente passivo finalizzate a placare il suo terrore reale o immaginario di essere abbandonato e della rottura della relazione. Rispetto a queste possibilità, il dipendente passivo può giungere a minacciare o a mettere in atto azioni suicidarie con lo scopo di riassicurarsi la vicinanza del partner.

Cause della dipendenza passiva

Lo sviluppo della dipendenza passiva si ritiene derivi dall’iper-coinvolgimento e dal comportamento intrusivo dei genitori. Questi potrebbero soddisfare i propri bisogni di dipendenza attraverso il bambino, premiando l’eccessiva accondiscendenza e la sottomissione e respingendo i tentativi che il bambino fa verso una sana autonomia. Inoltre le famiglie dei dipendenti passivi spesso non sono in grado di esprimere le emozioni e i bisogni e tendono all’eccessivo controllo. Infine è possibile che il bambino dipendente passivo sia stato ripetutamente umiliato nel corso della sua vita con il conseguente sviluppo di numerosi dubbi sulle proprie capacità di eseguire operazioni, assumere nuove responsabilità, e in generale funzionare indipendentemente dagli altri. Questo genera poi nell’adulto l’idea di non essere in grado di vivere autonomamente e un’immagine di sé come debole e incapace entrambi causa di atteggiamenti richiestivi e bisognosi che suscitano nel partner comportamenti di tipo assistenziale. Se questi non lo soccorre continuamente o non è in grado soddisfare più le sue richieste incessanti, il dipendente passivo potrebbe comunque decidere di sostare nella relazione nell’illusione di ottenere finalmente la soddisfazione dei suoi bisogni nel prossimo futuro, ritenere ancora la sottomissione e l’espressione dello stato di debolezza e vulnerabilità come strategicamente utili a raggiungere il suo obiettivo ma vivere nel presente una relazione caratterizzata da dipendenza affettiva e quindi altamente insoddisfacente e maladattiva.

Co-dipendenza

La co-dipendenza è una condizione psicologica di coppia che s’instaura tra una persona che si prende cura eccessivamente di un altro – divenendo dipendente dai suoi bisogni e che controlla – e un partner difficile o malato e in generale molto concentrato su se stesso.
Storicamente tale costrutto è stato introdotto per la prima volta con riferimento a compagni o ai familiari di persone dipendenti da alcol per i quali furono creati degli appositi gruppi di auto-aiuto chiamati Al-Anon/Alateen e Al-Anon Family Groups.
La co-dipendenza si caratterizza nello specifico per un atteggiamento di sacrificio di sé comunemente riconosciuto come “sindrome della crocerossina” e riassunto nell’imperativo “io ti salverò”. La scelta di diventare il salvatore condivide con la dipendenza passiva, descritta in precedenza, il fine di assicurarsi la vicinanza nella relazione ma si differenzia da questa per il bisogno di sentirsi necessari e/o di valore per l’altro che nel dipendente passivo è assente. La co-dipendenza può essere attivata da personalità dipendenti, borderline e narcisiste e spesso si ritrova nelle persone con disturbo borderline o narcisiste. Il sacrificio di sé in favore di un altro rappresenta il prezzo che secondo il co-dipendente va pagato per mantenere un certo grado di sicurezza o valore personale nella relazione. Quindi, se le caratteristiche dei dipendenti passivi riflettono sottomissione e dipendenza dall’altro a causa del forte senso d’inadeguatezza e alla credenza di non essere in grado di prendersi cura di se stessi, la cura eccessiva dell’altro a proprio discapito, rimanda a una forma più d’indegnità del sé e a strategie di mantenimento della vicinanza più attive. Un ruolo fondamentale nella co-dipendenza è ricoperto dalla colpa altruistica, definita come un tipo di colpa relazionale generata dalla credenza che dell’altro sia più importante di sé e caratterizzata da un senso di responsabilità che conduce la persona a pensare di non meritare eventuali successi e momenti di felicità quando un altro sta male. Legarsi a partner problematici o malati o deboli diverrebbe dunque un modo per espiare questa colpa e/o assicurarsi valore e vicinanza. Può accadere che più il partner stia male, più per il co-dipendente avrà senso e valore la vita. Per questa motivo, la guarigione del partner a volte è vista come un ostacolo al “per sempre” tanto ambito e si sono verificati casi in cui è stata sabotata al fine di mantenere lo stato di bisogno che manterrebbe, secondo il co-dipendente, in vita la relazione.

Cause della co-dipendenza

Il bambino co-dipendente è cresciuto con probabilità all’interno di una famiglia disfunzionale con uno o più membri affetti da qualche patologica mentale o fisica cronica a causa della quale non è stato possibile occuparsi in pieno dei suoi bisogni. Anche un ambiente abusante fisicamente, emotivamente e sessualmente può essere un fattore che nell’adulto comporta lo sviluppo di ruoli di co-dipendenza. Genitori con dipendenze da alcol, droghe, gioco, sesso, lavoro e cibo sono un’altra condizione in grado di promuovere la co-dipendenza. In questo tipo di famiglie, il bambino impara a reprimere le emozioni e a ignorare i propri bisogni, divenendo un sopravvissuto e impiegando tutte le energie per salvare l’altro malato poiché unica fonte di gratificazione e valore del sé. L’adulto co-dipendente svilupperà dunque una relazione completamente centrata sull’altro e nella quale, i bisogni personali, avranno poco valore o non verranno riconosciuti per niente. Nel lungo periodo proverà malessere consumato dalla cura eccessiva di un altro spesso completamente concentrato su di sé o sulla sua malattia. Nonostante questo il co-dipendente faticherà a separarsi dal partner poiché non si riesce a immaginare solo e senza qualcuno su cui riversare le proprie cure e attenzioni.

Contro-dipendenza

La contro-dipendenza è definita come una condizione caratterizzata dal rifiuto della relazione e quindi dalla negazione del naturale bisogno personale di dipendenza, vissuto invece come grave minaccia alla propria autonomia. Nel contro-dipendente è costante il tentativo di mostrare un’immagine di sé perfetta, di potere e di successo e l’adozione di ogni misura per garantire la propria indipendenza mediante anche la messa in atto di comportamenti aggressivi, passivi e attivi. Il contro-dipendente è emotivamente non disponibile e in misura diversa, in base al suo vissuto, può essere manipolativo e maltrattante fino all’uso della violenza. Il partner sarebbe visto come un contenitore sul quale poter versare frustrazioni e rabbia e in generale l’obiettivo è di dominarlo.

Cause della contro-dipendenza

Il temperamento dirompente e l’atteggiamento provocatorio mascherano in realtà un sottostante senso di solitudine e alienazione e una personalità bisognosa, spaventata e vulnerabile. Tale condizione può essere originata dal terrore abbandonico risolto imparando a fare a meno dell’altro, da un ambiente iperprotettivo che ha danneggiato la fiducia del bambino in sé o, ancora, da un ambiente eccessivamente permissivo e indulgente che ha comunicato al bambino un senso di superiorità. E’ possibile, infine, quando la contro-dipendenza si accompagna ad abusi perpetrati a danno del partner, che il contro-dipendente abbia egli stesso vissuto in un ambiente violento sia nel ruolo di testimone che in quello di vittima.
La consapevolezza di tali condizioni rappresenta esclusivamente il punto di partenza per la comprensione del personale disagio del contro-dipendente all’interno della relazione dalla quale scappa ma che al contempo desidera. Il suo obiettivo è cercare di mantenere alta l’ammirazione del partner del quale, infatti, non può fare a meno ma che, nonostante questo, finisce per allontanare perdendo quel tipo d’intimità e sostegno di cui avrebbe bisogno. Ciò che guida il comportamento del contro-dipendente è una mentalità dunque evitante che non gli permette di provare una reale fiducia nell’altro e permea la relazione di una costante e pervasiva paura della relazione e dell’ipotetica perdita di potere alla quale risponde oppresso provando a dominare e/o a scappare e nei casi estremi usando la violenza e l’abuso. Il tradimento è un’altra strategia tipica del contro-dipendente: nel matrimonio e in generale nel legame più al lungo termine, è possibile che il contro-dipendente tenderà a nascondere aspetti fondamentali della sua esperienza, tendendo a non mostrare il bisogno di dipendenza ed essendo riluttante ad aprirsi offrendo invece una confidenza superficiale e/o una connessione emotiva non profonda e ricercando altri partner che siano in grado di compiacerlo.
Adulti con caratteristiche di contro-dipendenza hanno uno storico di numerosi fallimenti relazionali, iniziano relazioni che non possono sostenere o alle quali non hanno mai permesso di divenire realmente intime. E’ possibile che possiedano caratteristiche simili a quelle definite nel disturbo narcisistico, evitante e borderline.
In linea di massima si può affermare che il contro-dipendente cerca nel partner la soddisfazione del bisogno di essere ammirato confermandogli l’immagine di sé grandiosa. Ma non appena il partner fa richiesta di soddisfazione dei propri bisogni il contro-dipendente inizia a sentirsi oppresso, cova malessere e decide di uscire dalla relazione spesso rientrandoci poco dopo al fine di ristabilire quel senso di sé grandioso o quell’immagine perfetta garantita dalla presenza del partner. L’ambivalenza fra il desiderio d’intimità e il terrore della dipendenza sono inconciliabili nel contro-dipendente che condannerà se stesso e il partner a una relazione maladattiva e infelice caratterizzata da continui alti e bassi e abbandoni.