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Disturbo di depersonalizzazione e/o derealizzazione e abuso sessuale infantile

Esperienze traumatiche infantili come l’abuso sessuale, fisico o emotivo possono causare la presenza di esperienze di depersonalizzazione e/o derealizzazione nell’adulto.

La depersonalizzazione

La depersonalizzazione è un’alterazione nella percezione e nell’esperienza di sé che determina una sensazione di distacco, per cui la persona diventa osservatrice dei propri processi mentali e del proprio corpo. Tale estraneazione da se stessa provoca una sensazione soggettiva che la porta a percepirsi come se fosse un automa o come se stesse vivendo un sogno. Talvolta la persona può sentire il proprio sé diviso in due parti, una che osserva e una che partecipa.

La depersonalizzazione è caratterizzata da: esperienze di irrealtà, di distacco, di essere un osservatore esterno rispetto ai propri pensieri, sentimenti, sensazioni, corpo o azioni (p.e., alterazioni percettive, senso del tempo distorto, senso di sé irreale o assente). Pensieri tipici associati alla depersonalizzazione sono: “Non ho identità; So di avere sentimenti ma non li sento; I miei pensieri non sembrano miei; Ho la testa ovattata” (APA, 2013).

La derealizzazione

La derealizzazione è un’esperienza relativa al mondo esterno, che appare strano, distorto e irreale agli occhi dell’individuo. Quest’ultimo, dunque, sperimenta un distacco nei confronti delle persone, degli oggetti e dell’ambiente che lo circonda.

La derealizzazione è caratterizzata da: esperienze di irrealtà o distacco rispetto all’ambiente circostante (per es., persone o oggetti vengono percepiti come irreali, onirici, nebbiosi, inanimati, deformati visivamente). La persona può sentirsi come se si trovasse in una nebbia o in una bolla e come se ci fosse un velo o una parete di vetro tra sé e il mondo circostante. La derealizzazione, inoltre, può essere accompagnata da distorsioni visive (p.e., offuscamento o ampliamento/restringimento del campo visivo) e/o uditive (p.e., attenuazione e/o amplificazione dei suoni; APA, 2013).

La differenza sostanziale

La differenza sostanziale tra i due fenomeni, quindi, è che la depersonalizzazione è il distacco da se stessi, dal proprio “essere”, dal proprio corpo, dai propri sentimenti, mentre la derealizzazione è il distacco dalla realtà e dal mondo esterno e circostante.

Studi effettuati negli Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Turchia e Germania hanno rilevato una prevalenza del disturbo di circa il 3%.

La depersonalizzazione e la derealizzazione rappresentano delle strategie difensive per i bambini che crescono in ambienti violenti, traumatizzanti, che producono paura e senso di impotenza costante, perché proprio quella perdita di contatto con sé e con il mondo consente di diminuire la sofferenza che provano (Spiegel et al., 2011). Sottraendosi mentalmente da se stesse e dalla realtà, le vittime possono proteggersi dal dolore troppo intenso provocato dall’abuso fisico, sessuale e/o emotivo.

L’ingresso in uno di questi due stati durante l’esperienza traumatica, infatti, rappresenta una strategia di regolazione e di fronteggiamento dell’intensa attivazione fisiologica che si presenta nel momento in cui la vittima (quando è ancora consapevole di ciò che le sta accadendo) inizia a “processare” (elaborare) gli stimoli e le informazioni ambientali che vengono interpretati come pericolosi e fonte di sofferenza. Questa risposta difensiva che si scatena durante l’evento traumatico, nel corso del tempo, sarà poi generalizzata ed estesa ad altre situazioni e stimoli associati (ma anche non associati) al trauma passato (Lanius et al., 2012).

I trattamenti raccomandati sono l’EMDR, la TCC centrata sul trauma, interventi basati sulla Mindfulness e il trattamento a più fasi della dissociazione strutturale.

Riferimenti

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders: DSM-5. Washington, D.C.: American Psychiatric Association.
  • Lanius, R.A., Brand, B., Vermetten, E., Frewen, P.A. & Spiegel, D. (2012). The dissociative subtype of posttraumatic stress disorder: rationale, clinical and neurobiological evidence, and implications. Depression and Anxiety, 29: 701-708.
  • Spiegel, D., Loewenstein, R.J., Lewis-Fernandez, R., Sar, V., Simeon, D., Vermetten, E., Etzel Cardena, E. & Dell, P.F. (2011). Dissociative disorders in DSM-5. Depression and Anxiety, 28: 824-852.