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Disturbo Borderline di Personalità e abuso sessuale infantile (DBP)

L’impulsività, l’aggressività e la disregolazione emotiva sono dei tratti che si sviluppano o si rafforzano in maniera significativa in seguito alle esperienze traumatiche infantili, determinando in alcuni casi l’insorgenza del Disturbo Borderline di Personalità (DBP). Il DBP è caratterizzato da un pattern pervasivo di incapacità nella regolazione delle emozioni, ridotto controllo degli impulsi, instabilità nelle relazioni interpersonali e nell’immagine di sé. Gli indicatori clinici del disturbo includono anche la presenza di alti livelli di aggressività, condotte potenzialmente pericolose (come l’abuso di sostanze o la guida spericolata), atti di autolesionismo ripetuti e tendenze suicidarie croniche. Essendo un disturbo di personalità, il quadro sintomatologico è connotato da tratti maladattivi, inflessibili e persistenti.

DBP e trauma

La maggior parte delle persone con DBP riferisce una storia traumatica, tanto che il disturbo rappresenta un predittore significativo della presenza di abuso sessuale infantile. E’ stato mostrato, per esempio, che le donne che avevano subìto abusi sessuali infantili con penetrazione presentavano sintomi di DBP in misura maggiore rispetto a chi aveva subìto un abuso che non prevedeva i rapporti sessuali completi (p.e., Luthra, 2009). Dati sperimentali hanno indicato che la percentuale di persone con tale quadro sintomatologico e storia di abuso sessuale varia dal 40% al 76% (Crowell et al., 2009).

Il trauma infantile è stato considerato per molto tempo un importante fattore eziologico e di rischio per lo sviluppo del disturbo.

L’origine del DBP è stata spiegata con “la teoria biosociale”, elaborata da Marsha Linehan all’inizio degli anni Novanta (DBT). Secondo questa teoria, vi sono delle importanti influenze biologiche e ambientali che contribuiscono allo sviluppo del disturbo. L’aspetto biologico determina la predisposizione genetica alla vulnerabilità emotiva, mentre l’ambiente invalidante rifiuta o punisce l’espressione delle emozioni e dei pensieri del bambino, quindi si tratta di un contesto in cui gli altri non aiutano o supportano. Un ambiente viene definito invalidante nei casi in cui si presenta almeno una delle diverse forme di abuso (fisico, emotivo, ecc.), tra cui anche quello sessuale.

Come spiegato da Marsha Linehan, l’abuso sessuale rappresenta la più grave forma di invalidazione che si può verificare durante l’infanzia, in quanto molto spesso i bambini che lo hanno subìto sono esposti a un carnefice che spiega/giustifica la molestia e/o il rapporto sessuale in vario modo come, ad esempio, degli atti d’amore nei loro confronti, cosa che li spinge a “normalizzare” l’evento; allo stesso tempo ritengono di non poter/dover raccontare queste esperienze ad altre persone per paura di non essere creduti, di essere accusati, per vergogna o anche, a volte, perché pensano che all’abusante possa essere fatto del male.

L’abuso sessuale, oltre a essere un fattore ambientale di stress, può anche agire sulla vulnerabilità fisiologica alla disregolazione emotiva, dal momento che induce una serie di cambiamenti che agiscono sul sistema nervoso centrale determinando degli effetti permanenti come l’iper-arousal e l’aumentata sensibilità emotiva.

Un’esperienza traumatica grave e prolungata che si presenta durante i primi anni di vita cronicizza l’incapacità di modulare le emozioni. Dopo l’abuso, infatti, le vittime possono iniziare a mettere in atto una serie di comportamenti distruttivi (condotte autolesionistiche, assunzione di sostanze d’abuso, dipendenza da sesso e cibo, tentativi di suicidio, ecc.) che rappresentano dei tentativi di soluzione della sofferenza sperimentata. Ciò, per effetto paradosso, ri-attiva il trauma del passato e innesca una nuova esperienza traumatica, ovvero quella attuale (in cui, per esempio, la persona sperimenta timore di abbandono nell’ambito delle relazioni interpersonali). Spesso le persone con DBP presentano anche delle notevoli difficoltà nelle relazioni intime che risultano strettamente legate al trauma precoce. Nella vita attuale, dunque, tendono a ri-attivare lo scenario traumatico sentendosi, di volta in volta, aggredite, attaccate, abusate, terrorizzate, colpevoli, arrabbiate o angosciate.

DBP, PTSD e PTSD complesso

Vi è una strettissima associazione tra DBP, PTSD e PTSD complesso. Anche i dati sperimentali ottenuti dai gruppi di ricerca di Marsha Linehan hanno mostrato che circa il 50% delle persone con DBP presentava sintomi di PTSD semplice e complesso, e che entrambi i quadri sintomatologici sono strettamente associati all’abuso sessuale infantile (Follette & Ruzek, 2006).

Lo studio di Pagura e collaboratori (2010), effettuato su un numeroso campione statunitense, ha mostrato che nel gruppo di persone con DBP ben il 30.2% manifestava sintomi di PTSD e che nel gruppo con PTSD il 24.2% presentava anche i sintomi del DBP.

Trattamento

La DBT (Dialectical Behavior Therapy) è un trattamento particolarmente efficace per i sopravvissuti a esperienze traumatiche che manifestano i sintomi del DBP, sintomi dissociativi, alti livelli di vergogna, depressione cronica e ansia marcata. In questi casi la DBT è un trattamento di prima scelta per due motivi. Da un lato, consente di intervenire sugli aspetti legati alla sofferenza associata al trauma mediante il raggiungimento di una stabilizzazione “emotiva”, prima che vengano introdotti gli interventi basati sull’esposizione ai trigger legati ai ricordi dell’abuso. Dall’altro, permette di affrontare i problemi specifici legati alla storia traumatica e alla marcata disregolazione emotiva mediante l’uso di strategie orientate all’accettazione e al cambiamento (Follette & Ruzek, 2006).

Infine, anche per trattare il trauma legato all’abuso sessuale infantile nelle persone con DBP viene utilizzata l’EMDR, di cui sono stati dimostrati sperimentalmente i benefici (Brown & Shapiro, 2006). Particolarmente utili si sono rivelati anche gli approcci basati sulla Mindfulness e il Trauma Sensitive Yoga.

Se vuoi un ulteriore approfondimento, visita la sezione relativa ai trattamenti.

Riferimenti

  • Brown, S. & Shapiro, F. (2006). EMDR in the Treatment of Borderline Personality Disorder. Clinical Case Studies, 5(5): 403-420.
  • Crowell, S.E., Beauchaine, T.P. & Linehan, M.M. (2009). A Biosocial Developmental Model of Borderline Personality: Elaborating and Extending Linehan’s Theory. Psychological Bulletin, 135(3): 495-510.
  • Follette, V.M. & Ruzek, J.I. (2006). Cognitive-Behavioral Therapies for Trauma, Second Edition. New York: Guilford Press.
  • Luthra, R., Abramovitz, R., Greenberg, R., Schoor, A., Newcorn, J., Schmeidler, J., Levine, P., Nomura, Y. & Chemtob, C.M. (2009). Relationship between type of trauma exposure and posttraumatic stress disorder among urban children and adolescents. Journal of Interpersonal Violence, 24: 1919-1927.
  • Pagura, J., Stein, M.B., Bolton, J.M., Cox, B.J., Grant, B. & Sareen J. (2010). Comorbidity of borderline personality disorder and posttraumatic stress disorder in the U.S. population. Journal of Psychiatric Research, 44: 1190-1198.